Tempi “mosci” per i romantici
- Noemi Privitera

- 16 ago 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Sì, ho fatto una battuta a sfondo sessuale su un tema socialmente elevato che dovrebbe, in teoria, interessare tutti coloro i quali si identificano nella categoria dei romantici, pertanto l’allusione alla turgidità dell’organo genitale potrebbe apparire fuori luogo, ma il sarcasmo è la mia arma di seduzione più potente e quindi mi concedo autonomamente questa licenza poetica.
Il pensiero originale, senza rivisitazioni di sorta, rivela una verità di cui sono piuttosto convinta: sono tempi difficili per quelli che hanno un’inclinazione ai sentimenti.
Doverosa premessa che suddividerò in tre parti.
La prima è che tutti proviamo dei sentimenti o almeno si spera. Quello a cui mi voglio qui riferire riguarda più che altro il rapporto tra il sesso, inteso in senso lato, e i sentimenti di natura amorosa. In altre parole, i romantici chiamati in causa sono coloro che non riescono ad andare a letto con gli sconosciuti, senza provare alcun tipo di trasporto emotivo che vada oltre il desiderio sessuale.
La seconda parte della doverosa premessa è più che altro una precisazione paracula: non voglio generalizzare l’umanità, i pensieri raccolti in questo breve pippone sono i miei. Probabilmente molti vi si ritroveranno e questo è naturale, mentre altri invece penseranno che sono pazza da legare – e pure questo è naturale.
La terza puntualizzazione è già di per sé l’argomentazione a monte che ci condurrà, alla fine di questo mitico viaggio, all’amara constatazione che chi, come me, è alla ricerca di sentimenti e relazioni profonde, probabilmente invecchierà gattara.
Sì, proprio così e non voglio farne un dramma, in quanto ritengo che sia piuttosto superata la patriarcale convinzione che la donna debba necessariamente mettere su famiglia per sentirsi realizzata, anche se ammetto che, quando mi capita di conoscere qualcuno di apparentemente interessante e di condividerci del tempo, un po’ ci rimango male a scoprire che probabilmente non andremo mai da nessuna parte insieme.
Il motivo?
La maggior parte vuole fare subito sesso con me.
Dovrei essere lusingata, forse, di suscitare questa primordiale voglia che risiede all’origine del fenomeno della prosecuzione della specie, tuttavia non amo particolarmente l’idea di fare sesso con uno sconosciuto, mentre il mondo in cui vivo sembra amarlo più di ogni cosa.
Ho serie difficoltà a trovare gente che abbia altre priorità oltre al sesso o, ancora, che non ritenga che il sesso debba farsi prima di tutto, tipo il colloquio di lavoro prima di un contratto, ma nelle relazioni.
“Sì, salve, sarei interessata ad avere una relazione con lei. Le motivazioni sono che mi piace molto la sua vita e ritengo che lei sia un datore di emozioni molto valido”.
“Buongiorno signorina, lei è la candidata numero ventisette, per prima cosa le faccio un colloquio in presenza che prevede un bocchino e una decina di minuti scarsi di penetrazione vaginale senza happy ending”.
La tendenza un tempo era quella di sposarsi e di concedersi fisicamente solo dopo il matrimonio e, diciamocela tutta, se i nostri nonni avessero vissuto nel 2023 probabilmente molti matrimoni non sarebbero mai esistiti. Oggi, la tendenza è, oserei dire, opposta, quasi si debba per forza fare sesso senza alcuna relazione.
Ci si conosce e si mettono subito in chiaro le cose: “non voglio storie serie”.
Così.
Senza che nessuno abbia chiesto niente.
Lo fanno sia gli uomini che le donne, anche se una piccola parte di me si chiede se le donne non lo facciano più per compiacere gli uomini che se stesse, ma questo è un altro discorso. Qui basti dire che la libertà sessuale di cui tanto noi donne ci vantiamo, a me a volte sembra più uno specchietto per le allodole che una reale conquista, una specie di apparente emancipazione dal patriarcato che in verità ha solo mutato il suo aspetto, perché, in ogni caso, le donne sono ancora appesantite dalle aspettative di una società che a volte le vuole sante, a volte le vuole troie.
Quante di noi veramente fanno sesso – o non lo fanno – seguendo solo il proprio desiderio?
E non per accontentare il partner, per paura di perderlo, per insicurezza, per dimostrare a qualcuno o a noi stesse che siamo all’altezza di questa famosa “libertà sessuale” su cui il mondo editoriale e quello cinematografico hanno costruito il loro impero?
E qui arrivo – finalmente, direte – al punto.
Che cosa succede se una donna – mi viene più facile parlare dal punto di vista femminile – non vuole fare sesso perché non è innamorata della persona con cui dovrebbe farlo?
E dico “dovrebbe” non a caso, perché a volte fare sesso diventa una condicio sine qua non per iniziare una relazione, una specie di casello autostradale in cui pagare il pedaggio per entrare in un rapporto.
Molte persone con cui mi confronto sul tema sostengono che per loro è importante l’aspetto fisico di una relazione, ma io credo che questo valga per tutti. Anche chi è romantico, per così dire, sente l’esigenza di sondare il terreno del sesso, ma in un momento successivo, preceduto da una conoscenza fatta, innanzi tutto, dalle parole, dalla condivisione di altre esperienze, dalla scoperta delle cose in comune, dall’amicizia magari.
Chi spera e desidera quest’ordine di eventi, avrà serie difficoltà a trovare qualcuno che la pensi allo stesso modo, specie in determinati contesti sociali. E a volte temo che questa difficoltà aumenti perché porta le persone a fingere di essere chi non sono per paura di rimanere soli, per quel senso di inettitudine proveniente dal giudizio sociale e l’insicurezza che nasce dal sentirsi diversi, sbagliati.
E così, i sentimenti si nascondono dietro storie di sesso apparentemente disinteressate, fino a essere dimenticati pur di non rimanere soli e sentirsi accettati.
Non mancano allora donne che si impongono di fare sesso per non perdere l’occasione, per non essere giudicate, perché temono che sia un atto dovuto per compiacere l’altro, per sentirsi accettate dalle amiche.
Non mancano nemmeno dolore, sofferenza, umiliazione, rimorso.
È in questo senso che ritengo che la sessualità non sia stata liberata affatto, anzi.
E i rapporti sono sempre più superficiali perché si è entrati all’interno di un loop in cui essere liberi, e quindi più evoluti e socialmente elevati, significa non provare sentimenti di alcun tipo e concedersi solo ai piaceri della carne, quando in realtà essere liberi dovrebbe voler dire sentirsi padroni delle proprie azioni, assecondando la propria indole.
Non dovremmo mai temere di essere giudicati, ma imparare che al mondo esistono tantissime persone disposte ad amarci per quello che siamo, e tante altre a cui invece potremmo non piacere per le medesime ragioni ed è normale che sia così.
Solo ascoltando noi stessi, la nostra vera natura, i nostri bisogni, potremo essere veramente liberi, perché essere onesti e sinceri con la nostra parte più intima e profonda è il solo modo che abbiamo per essere felici.











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