Si può stare bene da soli e stare con qualcuno contemporaneamente?
- Noemi Privitera

- 26 ago 2025
- Tempo di lettura: 10 min

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta in uno di quei caroselli che ti costringono a rimuginare per giorni interi su faccende esistenziali come la difficoltà di costruire legami profondi nel ventunesimo secolo o perché crescono i peli sui capezzoli delle donne.
"Perché è così difficile costruire legami profondi nel ventunesimo secolo?" mi sono sempre chiesta e devo ammettere che questa domanda risuonava in maniera estremamente invadente nella mia scatola cranica specialmente durante i miei primi trentuno anni di vita, quando non ero fidanzata.
Sì, io prima di adesso non ho mai avuto una relazione seria.
Assurdo, vero?
Mi dicevo che non ero fatta per le relazioni di oggi, la maggior parte almeno, le cosiddette "situationship", come le chiamano, ossia quei rapporti indefiniti dove fondamentalmente due persone non trovano il coraggio di ammettere che stanno insieme solo perché non riescono a stare da sole, oppure perché le tentazioni edonistiche come il sesso facile o avere qualcuno con cui andare a cena fuori il venerdì sera sono più importanti di compiere delle scelte consapevoli, impegnative e proiettate nel lungo termine. E così, molta gente attorno a me si costringe a rimanere in un limbo fatto di incertezze fin troppo chiare e menzogne con le quali si prende in giro, subendo le ritorsioni di relazioni sempre più disfunzionali e svilenti, in cui è normale avere più partner contemporaneamente pur essendo monogami, non definire mai il rapporto, vedersi solo la notte, non uscire con i rispettivi amici, rimanere amanti, nascondersi dai social, ecc. ecc.
Non ero fatta per la maggior parte degli uomini che incontravo.
Non mi ci vedevo a stare con qualcuno che mi giudicava per il mio modo di essere donna, la mia femminilità e la mia socialità, né sono quel tipo di persona che se si fidanza scompare dalla società e dai social e da single ritorna a pubblicare le proprie foto in costume e a uscire tutte le sere. Non riuscivo ad accettare nemmeno che qualcuno violasse la mia concezione di sessualità e anche se qualche volta ho provato a cedere alla visione degli altri, alla fine la mia personalità aveva la meglio.
È anche successo che qualcuno fosse interessato a qualcosa di serio con me e che non avesse alcuna intenzione di reprimermi e di tarparmi le ali. Qualche uomo, in questi anni, si è approcciato a me con i miei stessi strumenti di seduzione e di conoscenza, ma chiaramente questo a me non è bastato, a me serviva altro.
Altro, altro, ma che cosa è "altro"?
Me lo chiedo soprattutto ora che sono innamorata.
Sì, finalmente, e dopo tanti anni di lavoro su me stessa, provo un sentimento maturo verso qualcuno che corrisponde il mio amore, condivide i miei valori, mi rispetta e mi vuole bene e da quando vivo questa relazione ho sbloccato un nuovo livello di dubbi e di domande che prima non mi ero mai posta e per un motivo molto semplice: mancava il presupposto.
Il presupposto non era il fidanzato, quello è una conseguenza di ciò che invece è fondamentale per avere una relazione sana e per porsi le domande inerenti a questo tipo di rapporto: la consapevolezza di se stessi.
Ed essere delle maledette cervellotiche come me (ormai mi amo anche per questo e pure il mio fidanzato, con il quale parlo di questi argomenti ogni volta che ci penso).
Partiamo proprio dalle basi: non bisogna avere paura di farsi delle domande e di darsi delle risposte. La consapevolezza di sé passa anche da questo tipo di interrogatorio nei confronti di se stessi e il fatto di farsele non significa che non si stia bene o che non si è sicuri di se stessi o del proprio partner. Si tratta solo di un modo esistenziale di vivere la vita.
Stiamo filosofeggiando.
Non farsi domande, piuttosto, potrebbe significare che si è delle piante grasse.
Ma porsi quesiti socratici e rispondersi in maniera più o meno darwiniana non basta, bisogna anche sapere che cosa farsene di questa conoscenza di sé.
Negli ultimi anni ho lavorato molto sulla mia persona.
Sono andata in terapia, ho seguito dei corsi per rilassare i muscoli del mio corpo e per imparare a lasciare andare le tensioni, ho allontanato persone e contesti che non mi facevano stare bene con non poca fatica e finalmente ho iniziato a ritrovare me stessa in mezzo al caos di un mondo sempre più complesso e libero.
La libertà è un miracolo, ma l'estrema libertà è una gabbia come la sua assenza.
Essere completamente liberi di scegliere come comportarsi, infatti, può avere dei lati oscuri molto pericolosi, se non si è consapevoli di se stessi e in grado di orientare la propria vita verso il proprio benessere.
Rimanendo sul tema delle relazioni sentimentali: mia nonna ha sposato mio nonno senza conoscerlo. Rispetto ai nostri standard, quelli per cui dopo un anno di relazione alcuni ancora dicono "ci stiamo frequentando, non stiamo insieme", quel tipo di incontro è una follia e in effetti lo è, ma è altrettanto folle non riuscire a dire a voce alta che si sta con qualcuno dopo un anno che si fa l'amore con quella persona e si dorme al suo fianco.
Ebbene, per fortuna oggi mio padre non è più tenuto a scegliere mio marito tra i pretendenti con il conto in banca più felice, ma dinanzi alla libertà assoluta, dovuta all'assenza di costrutti sociali imposti dalla cultura e dalla religione, siamo delle pecorelle smarrite che fanno sesso con chiunque e ovunque, pure quando non lo vogliono veramente, perché "ormai pareva brutto"; che non si sanno responsabilizzare e infatti oscurano le storie su Instagram ai partner e non definiscono mai i rapporti; che non riescono veramente a scegliere ciò che vogliono, perché scelgono ciò che le fa sentire integrate e meno sole, (l'idea dell'amore libero, essere una fata, l'idea dell'emancipazione femminile, odiare tutti gli uomini a prescindere, l'idea di felicità, prendere posizioni politiche acritiche, e via dicendo), perché alla fine è questo che vogliamo: essere con e come tutti gli altri.
E, a volte, rimaniamo ingarbugliati in questi precetti, perdiamo lucidità, confondiamo la realtà con lo slogan e non riusciamo più a distinguere il bene dal male, partiamo prevenuti, ci smarriamo dietro un insieme di valori eteroindotti che non sono nemmeno i nostri e non sono nemmeno reali, incartandoci tra post, manifesti incoerenti e ipocrisia dolorosa e deprimente.
E non riusciamo più ad amare bene.
In quel famoso carosello, che mi ha portato a scrivere questo articolo, si attribuisce all'esistenza di "troppe opzioni" (umane) la ragione (una delle) per cui è difficile creare legami profondi nel 2025 (fonte "@thatsfabofficial").
In altre parole, la facilità con la quale ci si può connettere, grazie anche alle app di incontri, e sconnettere, semplicemente bloccando un contatto su whatsapp, ha reso i rapporti molto superficiali e sostituibili.
Fino a qui nulla di nuovo.
Ormai lo sappiamo: siamo la società che sceglie i propri partner tramite un catalogo simile a quello di Amazon o Shein.
Del resto, è l'epoca del consumismo anche per i sentimenti e le relazioni (e dei resi gratuiti).
Abbiamo la FOMO pure nell'amore: "e se trovo di meglio? E se non è la persona giusta? E se non è veramente amore e sto perdendo tempo?".
Tornando al punto, io non mi sono mai del tuttto adattata a questo mondo costruito attorno al sesso occasionale e alla necessità quasi spasmodica di trovare qualcuno con cui avere un appuntamento a caso allo scopo di costruire una relazione? Andarci a letto insieme con la speranza di costruire una relazione? Andarci a letto insieme e basta?
Qualsiasi sia l'intenzione che spinge la maggior parte della gente a cercare match a ogni costo, io sono sempre stata un po' un outsider in questo, molto vintage, molto old school.
Così, ho preferito rimanere fedele a me stessa e ai miei valori, anziché lasciarmi trascinare dalla corrente di questa tendenza così "liquida". All'inizio è stato faticoso perché sono stata giudicata, denigrata, ritenuta una specie di inetta malata, una bigotta, una sfigata. Qualche volta ho provato a plasmare me stessa a immagine e somiglianza di questa società così informe, ma io sono chiaramente un piccolo quadratino con gli angoli leggermente smussati, non ci sarei mai potuta riuscire.
Qualche anno fa, ho iniziato un percorso di consapevolezza che mi ha aiutata a sopravvivere in un contesto così diverso da me, e mi ha riportata a me stessa con non poca fatica, facendomi finalmente sentire di nuovo bene nei miei panni. In questo modo, ho trovato anche l'amore, "alla vecchia maniera", come piace a me, perché mica ero l'unica al mondo a cercare ancora qualcosa che avesse una forma, una sostanza.
Non siamo nemmeno in pochi.
Il percorso che ho portato avanti mi ha insegnato, prima di tutto, a stare bene con me stessa.
Quante volte ce lo siamo sentiti dire? Che per stare bene con gli altri occorre prima imparare a stare bene con se stessi?
E così, io ho fatto esattamente questo, ho imparato a bastarmi, a essere autosufficiente, a diventare indipendente dai sentimenti e a emanciparmi dalle passioni così da non dovere a tutti i costi piegarmi ai nuovi compromessi che questa società impone a chi è solo per trovare necessariamente l'anima gemella.
E in effetti non è accaduto, io non mi sono piegata più, l'amore è arrivato come un temporale a fine agosto, naturalmente, e mi ha procurato quello stesso sollievo che la pioggia estiva dà alle piante e alle anime, lasciando in vita un solo e unico dubbio: questo sentimento nuovo può coesistere con la mia straordinaria capacità di sapere stare bene da sola?
Ecco il dilemma dell'anno, quello su cui rimugino da quando mi sono imbattuta nel carosello.
Un'altra delle ragioni per le quali è difficile creare delle relazioni intime e profonde oggigiorno è proprio questa: abbiamo imparato a bastarci pure troppo.
Io per esempio: ero talmente indignata dalla gente attorno a me (e non parlo solo degli uomini, a cui mi rivolgo solitamente per il semplice fatto che mi definisco eterosessuale, ma anche di tutte quelle donne che sono disposte ad accettare compromessi umilianti pur di avere un brandello di amore prestato da qualcun'altra) che mi ero convinta presto che sarei rimasta una gattara sola per sempre.
E l'idea stava persino cominciando a piacermi.
Se c'è una cosa che ho imparato in psicoterapia è che la mente va allenata come il corpo. A furia di ripeterti le cose finisci per crederci, nel bene e nel male. Ci si può manipolare da soli e a volte questo può essere pericoloso.
Io l'ho fatto per non soffrire troppo la solitudine e per non dovere sottostare a certi meccanismi pervertiti che abbiamo normalizzato.
Perché, diciamocelo chiaramente, l'amore non deve necessariamente passare dal dramma, ma molti di noi non lo sanno perché conoscono solo quel tipo di amore.
E l'hanno normalizzato.
L'amore drammatico, quello che insegue, quello che non comunica, quello in cui devi dimostrare ogni giorno quanto vali e che sei la persona giusta, quello che crea competizione e insicurezze, quello che ingenera una mancanza disfunzionale come prova della sua intensità e della sua autenticità... Ecco da che cosa mi stavo proteggendo.
E a furia di farlo mi sono sentita inadeguata, almeno in un primo momento, all'amore sano, quello gentile, quello che a differenza dell'amore drammatico non insegue, non passa dall'indifferenza, non cede alla gelosia e alle insicurezze che derivano dall'incertezza e dall'instabilità.
È semplice, accade e basta.
È incredibile quanto facile sia stare insieme se si è due persone risolte e innamorate.
È altrettanto facile confondere questa semplicità con qualcosa di poco intenso, di poco viscerale, di poco passionale. Questo accade quando si è abituati all'amore disfunzionale e vengono a mancare gli elementi tossici che molti di noi collegano all'amore passionale, ma che in realtà dovrebbero rappresentare delle red flags da cui tenersi ben distanti per non rischiare di soffrire o, peggio, di correre dei pericoli veri e ben più gravi di un semplice ghosting. Accade anche per quella famosa FOMO che fa parte della nostra cultura capitalista e che ci ossessiona con tutto ciò che non abbiamo, ma che potremmo avere, come l'ultimo modello di iPhone, la vacanza migliore di quella che abbiamo appena fatto, la storia d'amore da "teen drama" pure se abbiamo trent'anni.
Sì, è davvero difficile rimanere integri in questo mondo così complesso e usurato.
Per fortuna, da quando ho imparato così bene la società e chi sono io in mezzo a questo marasma, ho iniziato anche a fidarmi di me, e non mi sono arresa alla paura, ma l'ho lasciata scorrere, ascoltando tutte le sue domande, accogliendo i suoi dubbi e facendomi una bella chiacchierata con lei con toni pacati, da brava paziente modello quale ormai sono diventata.
"È normale sentirsi spaesati quando si prova qualcosa per la prima volta nella vita" le dico, cercando di tranquillizzarla. Del resto, non ce l'ho con lei, non me ne faccio una colpa se provo ansia e stupore. Creare legami profondi è spaventoso perché richiede un cambiamento enorme che molti di noi non hanno mai vissuto prima.
Anche scoprire che l'amore può essere grande pure quando non si deve elemosinare è stata una grandiosa scoperta che, all'inizio, mi ha fatto sentire inadeguata, ed è normale: sono figlia delle mie esperienze.
"Com'è possibile" mi sono detta quando ho iniziato a provare qualcosa per il mio fidanzato "che non devo supplicare l'amore di questa persona e che lui sa già benissimo quanto valgo?".
Ma, soprattutto "com'è possibile che vuole stare davvero con me perché sono io, perché si è innamorato di me così come sono, che non mi vuole diversa, che non mi vuole perché sono sexy, perché ho la mia azienda, perché conosco tantissima gente, perché non ho mai avuto un fidanzato prima e deve vincere una scommessa?".
Bisogna trovare un equilibrio ed è davvero difficile.
È vero, per stare bene con qualcuno occorre prima stare bene con se stessi, conoscersi e amarsi profondamente per ciò che si è. Solo così qualcun altro ci amerà con il nostro stesso tipo di amore. Tuttavia, non bisogna chiudere le porte del cuore per paura che qualcuno possa minare questa nostra rinnovata pace interiore. Del resto, l'abbiamo voluta per potere amare, non per allontanare anche i sentimenti belli.
Non è alto tradimento lasciare entrare nel proprio piccolo, strano mondo qualcuno che è disposto a restarci con rispetto e con amore.
Non ho infranto le mie promesse, fatte in silenzio in lacrime a me stessa la notte quando rimanevo sola e spaurita, inetta e incapace di trovare il mio posto nel mondo in mezzo agli altri.
Semplicemente, le ho esaudite.
Tutto ciò in cui ho sempre creduto, per cui ho lavorato, che ho sempre sperato di trovare è davanti a me. Scappare da tutto questo perché non siamo più abituati ad amare bene sarebbe il vero tradimento.
Quando si arriva a una certa maturità e a un certo grado di evoluzione, serve compiere un atto di fede verso i propri sentimenti, se ci si vuole salvare dalle ragioni per cui è così difficile oggi creare relazioni profonde.
Arriva sempre un momento in cui anche il più saggio degli uomini deve arrendersi alla fede.
Altrimenti vivere non ha alcun senso.


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