Perché sei ancora single, pur essendo intelligente e bella?
- Noemi Privitera

- 2 nov 2024
- Tempo di lettura: 6 min
La risposta potrebbero essere gli ultimi tre prototipi di maschio etero catanese con cui sei uscita - e con cui probabilmente sono uscita anche io, perché funziona così a Catania, e che mi hanno colposamente spinta verso un inverno che promette tanta masturbazione e poco sesso a due.

Se sei una donna single di trent’anni, vagamente carina, senza dubbio sexy, certamente intelligente, e ti stai chiedendo come mai sei ancora single, la risposta probabilmente è nella domanda e io potrei concludere questo articolo con questa unica prima frase.
Ma poiché è un noioso sabato sera di novembre e io non ho ancora deciso se uscire o meno, e dal momento che vorrai senz’altro saperne di più riguardo la tua condizione di donna seducente, ma single, ecco a te, cara amica, una spiegazione logica che avrà la stessa impattante forza rivoluzionaria del deus ex machina nelle tragedie greche, svelandoti l’arcano che nessuno è mai stato in grado di rivelarti.
Tale soluzione si trova alla fine di questa serie di 3 brevi descrizioni di uomo - tipo trentenne catanese, che già da sola basterebbe per spiegarti perché sei una donna emancipata, affascinante, intelligente, ma single, ma a te non basta, tu vuoi di più.
Premessa politicamente corretta – e mica tanto - che mi salva dalla gogna mediatica pubblica catanese: se sei un maschio etero cisgender di circa trent’anni e hai avuto a che fare con me nelle ultime settimane, potresti avere liberamente ispirato queste righe, ma non sei tu il protagonista di questi racconti.
Se però ti senti particolarmente toccato dalle mie parole, probabilmente dovresti farti due domande.
Fatta questa doverosa premessa, partiamo dalle 3 descrizioni ispirate ai miei ultimi tre approcci.
Tra i miei primi appuntamenti di queste settimane, c’è stato quello con l’aziendalista.

Ebbene, l’aziendalista è quel maschio etero catanese che ama lavorare per un’azienda che fattura circa tre miliardi di euro l’anno, ma che a lui dà 1.200€ al mese a stento ed è contento.
Più i buoni pasto, certo, quelli che sventola orgoglioso sulla cassa di Punto, fiero di avere risparmiato quei 6€ e cinquanta grazie al suo mediocre cervelletto da colletto bianco, che ha studiato “Scienze di cose che non hanno un termine equivalente in italiano che abbia un senso” alla Bocconi. Ovviamente, l’ha potuto fare grazie ai soldi di suo padre, il quale invece si è arricchito a spese del pianeta e del proletariato nel 1995, sulla falsa riga di Tangentopoli, tra abusi edilizi e lavoro in nero, truffe legittimate da uno Stato di Diritto ai tempi poco garantista e pensioni d’oro che ha iniziato a riscattare quando il figlio ancora andava al liceo.
Questo avrebbe già dovuto essere sufficiente a farti venire voglia di scappare a gambe levate durante il vostro primo appuntamento, ma chi sei tu in fondo per giudicare una povera mela caduta ai piedi di un albero ricco che non si è scelto?
Così, procede l’aperitivo in un qualsiasi sushi bar catanese: vino cabernet - l’aziendalista sceglie solo uva rigorosamente francese -, sushi con gambero rosso di Mazara e un’altra trentina di portate che non mangerai mai perché era un aperitivo, mica una cena, e che pagherà per forza lui con la sua American Express, la quale non verrà ovviamente accettata dall’esercente - perché si sa che a Catania possedere un American Express è come uscire con un uomo attraente e intellettualmente stimolante per due mesi, ma che non vuole stare con te: inutile.
Alla fine della serata, dopo aver parlato di vitigni del Nord della Francia e del suo brillante percorso di studi a Milano finanziato dal padre, ti informa che secondo lui è giusto pagare la Sostare e che, a proposito di sosta, stai sostando in maniera inopportuna sulla strisce pedonali, le quali servono a transitare da un lato all’altro del marciapiede, non a sostare.
Lo informi, dunque, che non sosterai oltre e così ti congedi.
Un’altra volta, qualche settimana fa, sono uscita col mago.

Il mago, invece, è quel prototipo che appare e riappare, come Houdini, ma senza che Dua Lipa gli abbia dedicato una canzone.
Con lui ci esci perché di base è carino, vota la sinistra italiana pop, ma lo fa con un sentimento diverso dall’aziendalista: il primo sceglie di votare PD in quanto il padre vota PD; per il mago è solo una moda per sentirsi parte integrante della Catania bene che va ai cortei pro Palestina.
Infatti il suo voto è più estremo, oscilla tra la Bonino e i verdi.
Solitamente figlio di umile padre, indossa vestiti vintage che ha comprato da Riciclemi o alla fiera e se ne vanta. Lui ha fatto l’Università pubblica, da bravo partigiano qual è e sta ancora cercando la sua strada, probabilmente sparita a causa di uno dei suoi giochi di prestigio.
Nell’attesa fa l’avvocato e viene pagato con regalie ogni tre mesi.
L’aperitivo con il mago è come un treno ad alta velocità: se non lo prendi una volta, può succedere che non passi mai più dalla stazione, fondamentalmente perché passa dalla stazione di altre 37, ma se lo prendi vai quasi sicuramente in qualche enoteca a mangiare hummus di ceci.
Alla fine della serata sei convinta di essergli piaciuta, ti aspetti un bacio che non arriva, il che è meglio visto quanto aglio c’era in quei crostoni, un messaggio il giorno dopo, ma invano.
Per circa due mesi non se ne sa più niente e proprio quando stavi per chiamare “Chi l’ha visto?”, ecco la notifica di Instagram - il mago non dà mai il suo numero di Whatsapp - col suo nome: “hey, che fai stasera?”.
Gli rispondi che non hai programmi, anche se non è vero, perché una come te ha sempre programmi - magari ti invita a uscire di nuovo.
Sparisce un’altra volta.
“Scusami, ma che sei mia madre che vuoi sapere che faccio solo per sapere che faccio?”.
“Ahah” è la sua risposta "Dai, magari una di queste sere ci vediamo".
"Ma allora perché mi hai chiesto che faccio questa sera?".
Capisci che era meglio quando l’unico treno che aspettavi era l’Hogwarts Express al binario 9 e 3/4.
Infine, ho frequentato per un po’ il ghostwriter.

Frequentato si fa per dire.
Insomma, che cosa fanno esattamente due persone che parlano ininterrottamente per mesi in chat senza vedersi mai? Sono amici di penna? Si stanno conoscendo, in qualche modo? Si frequentano?
Tralasciando questo dubbio esistenziale che mi assale ogni volta che parlo a lungo con qualcuno attraverso le applicazioni di messaggistica, e per cui probabilmente scriverò un articolo a se stante, il ghostwriter è chiaramente l’interlocutore di queste infinite, spesso notturne, conversazioni sui massimi sistemi dell’Universo, che avvengono solo in chat.
Dietro lo schermo è più profondo di Giacomo Leopardi che scrive l’”Infinito", è intelligente come Einstein, filosofico come Nietzsche, sembra avere compreso tutti i segreti dell’umanità esattamente come Darwin prima e Freud dopo e ha una penna degna di Italo Calvino nel racconto “Marcovaldo”.
Insomma, non vedi l’ora di vederlo.
Ma il ghostwriter che si rispetti non si svela mai.
Lui ti scrive ogni sera con la stessa intensità che Christian Grey usava nelle e-mail che inviava ad Ana durante il lavoro, ma non ti ha mai chiesto di uscire e mai lo farà.
Ed è inutile che ti chiedi il perché: sarebbe come domandarsi il motivo per cui il sole sorge a Est.
Una sera accade che lo incontri per caso da Casa Cape.
Incredibile.
Non può essere una casualità.
Ricordi di quella volta in cui avete parlato delle ragioni antropologiche che giustificano i comportamenti relazionali umani nel ventunesimo secolo, e che legittimano l’incapacità della vostra generazione di creare legami stabili e duraturi, anche a causa dell’incertezza nei confronti del futuro, dell’instabilità emotiva delle famiglie post legge sul divorzio, della scarsa attenzione verso la specie intesa come collettività, e di una società sempre più individualista e consumista, in ragione del capitalismo occidentale… E lo vai a salutare nella speranza di potere continuare questa conversazione dal vivo.
L’unica cosa che ti dice è “Ciao”.
E se ne va.
Lo insegui e gli chiedi: “Ma per caso quando parlavi dei disagi relazionali dei nostri tempi, stavi parlando dei tuoi?”.
E dopo avergli fatto questa domanda a bruciapelo, comprendi che faresti meglio a sparire pure tu come fa il mago.
In definitiva, cara amica, se sei sei una donna single di trent’anni, vagamente carina, senza dubbio sexy, certamente intelligente, e ti stai chiedendo come mai sei ancora single, la risposta probabilmente è che sei una scassaminchia come me.
Scherzo (più o meno).
La risposta è in una citazione di Woody Allen tratta dal film “Io e Annie” che ho visto per la prima volta di recente.
«Ecco, voi sembrate una coppia molto felice. Lo siete?»
«Sì»
«E questo a cosa lo attribuite?»
«Beh, io sono superficiale e vuota e non ho mai un’idea e niente di interessante da dire»
«Io sono esattamente lo stesso!»
Abbi pazienza, amica mia.

Commenti