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Recepippone sul libro "I corpi astinenti" - parte 1



"I corpi astinenti" è un libro di Emmanuelle Richard pubblicato nel 2021 da Tlon, che esplora un aspetto della sessualità troppo spesso escluso dai confronti sul tema e dalla cinematografia d'autore: l'astinenza.


Di astinenza si parla poco, in verità, anche fuori dagli schermi cinematografici e dai talk, e una delle primissime considerazioni dell'autrice ci rivela subito il presunto perché, in cui credo fermamente: “Ci muoviamo in una società che trasuda sesso. Rappresentarlo in tutte le sue forme, talvolta nel modo più crudo, significa anche parlare di difficoltà, di una dimensione più faticosa, uno scarto rispetto agli onnipresenti modelli in voga del piacere - una sessualità non performante, non orgasmica, ma irregolare, rara o assente -, un calo o un'assenza di desiderio, una mancanza di opportunità [...] Questo è uno dei paradossi più forti della nostra epoca. Nella dittatura del godimento non partecipare, o partecipare in misura minore, equivale a essere subito percepiti come perdenti, ai margini del capitalismo della seduzione. Significa passare dalla parte della vergogna e della presunta anormalità".


L'autrice coglie subito nel segno, siamo solo a pagina uno e già dice tutto: non fare sesso, non farne molto o per molto tempo, non farlo con tanti partner o averlo iniziato a fare dopo gli altri procura vergogna. E, subito, chi ha vissuto o vive anche solo una di queste situazioni si sente a disagio in quanto viene tacciato di anormalità.


A - normale, ossia non normale, normale con alfa privativa, dunque privo o priva di qualcosa.


Ma di che cosa?


Del cazzo? Della fica? Del buco del culo, della saliva, dei peli, del sudore? No, del piacere. Ma di quale piacere? Quello carnale, quello emotivo, il piacere della conquista, quello dello sfregamento, il piacere del dolore?


Potrei continuare all'infinito e questo non fa che evidenziare quanto l'immensa sfera della sessualità comprenda una varietà probabilmente inquantificabile di sfumature, ciascuna egualmente normale.


Da questa consapevolezza, invero acquisita in tanti anni durante la mia maturazione emotiva e sessuale, deriva l'acquisto di questo libro.

La faccio breve.

Di solito, per addormentarmi guardo dei video ASMR che mi conciliano il sonno. Una sera, anzichè dormire, sono rimasta affascinanta e incuriosità da una narrazione in particolare, senza dubbio molto rilassante, certo, ma anche molto interessante, che spiegava in termini semplici e amichevoli il concetto che risiede dietro l'ideologia queer. Io non avevo idea, come probabilmente non ce l'hanno molti eterosessuali, che queer è un termine molto inclusivo in cui rientra chiunque esuli, per qualsiasi ragione, dai canoni eteroimposti dalla società patriarcale sull'identitià sessuale e sulla sessualità. Quella sera, per la prima volta dopo molto tempo, mi sono sentita meno a-normale, con la mia discreta vita sessuale da sempre oggetto di scherno e di curiosità, specialmente da parte degli uomini che ho incontrato nel mio cammino. Dalla visione di quel semplice video, ho contattato un amico che di questi temi se ne intende, per farmi spiegare meglio il concetto e farmi consigliare qualche testo per approfondire la faccenda. Intuitivo come sempre e assolutamente pertinente, questo mio amico che di nome fa Emanuele, proprio come l'autrice, mi ha consigliato "I corpi astinenti".


Questa la storia dell'inizio di questa lettura.


Devo dire che ha riscosso grande interesse e curiosità in chiunque ne abbia sentito parlare in queste settimane. Questo perché, secondo me, anche chi è dentro fino al collo a questa benedetta "dittatura del godimento", in fondo non ne può più.


La gente vuole parlare della sua vita sessuale scarna, o delle sue poche relazioni amorose. Le persone vogliono finalmente urlare al mondo intero che non hanno mai avuto un orgasmo, o quanto meno vogliono ascoltare altri voci simili alla propria.


Poiché questa società del godimento è astratta e inesistente, in quanto per esistere realmente, occorrerebbe che tutti i suoi individui fossero padroni di se stessi e dunque in primis consapevoli e in secundisi in pace con loro stessi.


Ritengo che questo testo possa essere un ottimo punto di partenza per avviare un processo di presa di coscienza e di scoperta di realtà spesso taciute o ignorate.


Finalmente, infatti, ho trovato un testo in cui si parla di sesso non come un atto biologico volto alla riproduzione, né come qualcosa di bello, piacevole e da fare e rifare continuamente a occhi chiusi. Finalmente ho trovato un testo che parla di sesso in una maniera cruda, imbarazzante e, a tratti, almeno per me un po' deprimente.

L'astinenza, infatti, spesso è legata a dei periodi di solitudine, che qualche volta sono percepiti con sofferenza. Altre volte, invece, nel testo si parla di periodi di astinenza e solitudine ascetici e illuminanti, che servono a ritrovarsi e a ritrovare le persone adatte a noi e alla nostra sfera emotiva.


Il punto è stato trovare un libro che evidenziasse due aspetti di cui sono fermamente convinta: innanzi tutto, volevo sentirmi dire che in questo esatto momento storico per essere liberi, emancipati, felici e realizzati, specialmente le donne, occorre avere o quanto meno dire di avere una vita sessuale attiva, piacente e soddisfacente, altrimenti si è sfigati o strani.


E io, che non ho una vita sessuale del genere, non sembrando assolutamente una sfigata secondo un perverso gioco delle apparenze, appaio certamente strana, al punto che alcuni uomini mi hanno tacciata come "la donna più stramba con cui abbia avuto a che fare" (della serie "non sapevo di avere la coda"), come una che "non è buona nemmeno per una scopata" ("oh no! Ma che peccato guarda!") o ancora "come una principessa romantica che sogna il principe azzurro" e, a questi ultimi, la principessa avrebbe voluto dare una bella sprangata sui denti.


Insomma, lavoro ogni giorno dodici ore al giorno, sono CEO della mia azienda nonché sexy al punto giusto da essere stata bannata già da tempo dall'elenco immaginario delle principesse, eppure, siccome non sono incline a fare sesso random con uomini privi di fascino interiore, che non hanno nient'altro da offrire se non il loro uccello, e allora sono una povera, infantile, ragazzina che sogna ancora l'amore.


Questo perché la società impone un certo ritmo sessuale, ghettizzando chiunque non ci si adegui attraverso epiteti, etichette o altri slogan patetici, che giustifichino un comportamento non conforme ai canoni, e quindi a-sociale (nel senso proprio del termine) senza far crollare quelle poche certezze che ha. Perché, una società che da sempre si fa forza con gli stereotipi e che non è aperta alla diversità e all'argomentazione, è una società più controllante e controllata e dunque più docile, acquietata e domabile.


Ma è anche più infelice, frustrata e aggressiva.


L'altro punto su cui avevo bisogno di riflettere attraverso la lettura di un testo come "I corpi astinenti" era quello della menzogna, in fondo strettamente collegato al primo.


Se è necessario godere tutti, godere sempre, ed essere pertanto prestanti sessualmente, e di conseguenze fisicamente, qualora non si avesse un orgasmo durante un rapporto o, peggio, non si avesse un rapporto, o qualora si fosse grassi e col naso grosso, sarebbe assolutamente necessario mentire, dicendo di avere goduto come non mai e procedendo con una dieta chetogenica e un bel rinofiller.


Quanto è fallace una società che impone un piacere fittizio ed esalta il filler.


Quanto mi piacerebbe, invece, viviere in una società in cui è consentito mentire sul proprio godimento, per carità, e in cui si possa essere assolutamente liber* di rifarsi il naso o qualsisi altra cosa, ma non per conformarsi a dei canoni sessuali ed estetici eteroimposti che non prevedano assolutamente, come corollario necessario, un processo di autoaccettazione di sé, di amor proprio, di consapevolezza e di felicità.


Non credo che si è veramente liberi di scegliere quando si è schiavi di canoni eteroimposti.


Perché possiamo pure fare sesso con dieci partner diversi in una settimana, ma se sentiamo l'esigenza che i nostri bisogni vengano rispettati - i nostri tempi, i nostri spazi, i nostri gusti sessuali, la nostra autodeterminazione nell'atto sessuale e così via - e ci rendiamo conto che questo non sta accadendo, non c'è vita sessuale sfrenata che basti per colmare questo enorme senso di vuoto.


Lo stesso vale per la chirurgia estetica: se viene scelta per un adeguamento ai canoni sociali, e lascia dietro di sé un vuoto enorme fatto di insicurezze, paure, disagi, traumi e scarsa consapevolezza di se stessi, possiamo star certi che il filler servirà a poco e creerà solo un'evidente omologazione che fa sentire al sicuo, ma non sempre liberi e felici.


"I corpi astinenti", nella prima parte, quella che finora ho letto, analizza entrambi gli aspetti a cui ho appena fatto cenno. In ordine invertito, la capacità di autodeterminarsi, partendo da una profonda conoscenza di se stessi; e il sesso come imposizione sociale per affermarsi in un contesto fatto di persone. Quest'ultimo, secondo me, vale soprattutto per le donne nelle relazioni sentimentali.


Noi donne tendiamo a fare sesso per ottenere in cambio l'amore. Questo non vale per tutte, chiaramente, ma vale per molte, ed è valso anche per me. Per molto tempo, ho dato agli uomini quello che io credevo si aspettassero da me, sperando di ottenere in cambio il loro affetto, l'interesse e la loro lealtà, tradendo profondamente me stessa, non curandomi dei miei bisogni, di quello che volevo realmente e di che cosa io mi aspettassi da loro. E così facendo ho fatto spesso cose contro la mia reale volontà, forzandomi e vivendo il sesso come una tortura che però rappresentava un lascia passare per delle relazioni che non avevano poi motivo di esistere.





E quando provavo a parlarne coi miei amici era un disastro.

Per non parlare dei partner.

E sono tutte persone che ad oggi ricoprono ruoli sociali importanti, medici o magistrati, che ai tempi mi etichettavano addirittura come "malata" o mi dicevano che avrei dovuto lasciare questa città per sperare di trovare qualcuno adatto a me.

Intorno ai trent'anni tante cose cambiano, la gente diventa improvvisamente muta (e tu forse diventi sord*), la percezione delle relazioni evolve e il focus si sposta soprattutto su noi stess*, ma tantissima gente vende o ha venduto le prestazioni sessuali in cambio di un sentimento, specialmente in quest'epoca che mi piace definire, appunto, di" dittatura del godimento", in cui i sentimenti sono sempre più simili a un jolly in un mazzo di carte pieno di pornografia senza cuore con cui si gioca con poche regole scorrette la partita delle relazioni.


Perché scegliamo di piegarci all'altrui volere, diciamo "della società", pur di avere in cambio un po' di amore?


Innanzi tutto perché anche avere una relazione che possa portare alla formazione di una famiglia fa parte di quei canoni sociali eteroimposti di cui abbiamo già parlato.


E, secondariamente, e torniamo al punto, perché in pochi si conoscono veramente e al punto tale da sapere esattamente che cosa vogliono dagli altri.


Anche solo "banalmente" nel sesso.


A te che leggi, per esempio: che cosa ti piace veramente tanto nel sesso? E che cosa odi? E quante volte fai la prima cosa e quante la seconda?


Se sei un uomo a cui piacciono le dita nel culo hai tutta la mia stima, ma non dirlo a voce alta in piazza perché chissà che penserebbero di te. Se sei donna e preferisci quando ti toccano il clitoride anziché essere penetrata nella vagina... Sorella, lo capiamo.


Ma quante volte facciamo ciò che è veramente meglio per noi, seguendo solo il nostro cuore, i nostri sentimenti, le nostre reali emozioni, ignorando quello che gli altri si aspettano da noi?




Nel testo, quasi tutti gli intervistati entrano in astinenza dopo rotture dolorose, dopo avere preso peso, a seguito di lutti in senso stretto o periodi di forte stress emotivo.


Queste persone, se si imponessero quei ritmi sessuali sfrenati che la società vuole, non godrebbero di certo ed entrerebbero in un circolo vizioso di menzogna e frustrazione.


Per godere veramente bisogna rispettare i proprio bisogni e la propria volontà, in primis.


E poi ci sono loro, i miei preferiti, quelli che, a trent'anni come a sessanta, non fanno sesso con chi non ritengono alla loro altezza e non riescono a scindere il sesso dai sentimenti.


Ce ne siamo tanti così.


E per noi non esiste l'idea di fare sesso solo per fare sesso, perché il godimento risiede nella sintonia delle anime.

Farlo senza questa armonia equivale a non godere.


Credo sia giunta l'ora di normalizzare anche questo tipo di sessualità, anche se non mi piace poi così tanto usare il termine "normalizzare", perché per me, ad oggi, la "normalità" è scarsa.


Ci "vediamo" nella seconda parte.







 
 
 

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