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Questo è il tempo della rottamazione relazionale

Aggiornamento: 3 nov 2023



L’altra sera ho sognato di essere l’Agenzia delle Entrate.


Stavo passando in rassegna tutte le cartelle (cliniche, più che esattoriali) delle mie relazioni con uno scopo ben preciso: procedere alla loro rottamazione.


Non di tutte, certo, ecco perché stavo approfonditamente analizzando tutti i dati di ogni singolo rapporto – sentimentale e di amicizia – che mi aveva tenuta impegnata negli ultimi dieci anni: dovevo selezionare di quali ancora avevo da saldare il conto.


A volte, ci sono rapporti che finiscono lasciandoci quel senso di insoddisfazione che apre le porte a infiniti dubbi e perplessità.


E se non doveva veramente finire?”; “e se ho sbagliato sempre io sin dall’inizio?”; “e se non fossi stata così tanto orgogliosa?” oppure “e se lo fossi stata di più?” e via dicendo, portandoci ognuna di queste domande a un lento ed estenuante logorio interiore da cui solo un patteggiamento può salvarci.


Con noi stessi.


Forse, allora, è veramente necessario aderire a questa rottamazione sentimentale, procedendo alla selezione accurata di tutti quei rapporti rimasti sospesi a metà – non importa se lo sono solamente per noi, se l’altra persona è andata avanti o non è mai stata indietro al nostro fianco, ciò che conta è quello che proviamo dentro.


Solo così facendo, solo camminando a ritroso nel nostro passato costellato da piccole mine vaganti che, forse, talvolta, avrebbero fatto meglio a esplodere, possiamo chiudere certi conti che ci tolgono ancora il sonno la notte, quando invece di dormire beatamente sogniamo di lavorare per l’ufficio riscossione.


Una cosa che ho imparato, quando un rapporto di qualsiasi tipo finisce, è che bisogna innanzi tutto accettarlo.


Lottare per salvare qualcosa in cui si crede è nobile e a volte efficace, ma spesso è un’insensata ostinazione che conduce solo verso dirupi a strapiombo. Non sempre salvare il salvabile è la soluzione migliore. A volte, è meglio lasciare completamente andare e attendere tempi più maturi e circostanze più ottimali per ricominciare da zero. Ma un vero pilota crea le proprie condizioni. Così facendo, durante la corsa la pioggia è soltanto pioggia.


Qui subentra la vera e propria rottamazione.


Preso atto della fine dei nostri rapporti che ci hanno lasciato l’amaro in bocca e ci hanno resi insicuri e indolenziti, e comprese le ragioni per le quali tali rapporti sono più o meno lentamente precipitati verso la disfatta, non resta che chiedersi quali errori possiamo riconoscere innanzi tutto a noi stessi e poi all’altra persona, se è il caso.


Questa rottamazione, infatti, non deve sempre per forza essere condivisa.


Riconoscere i propri errori può essere un gesto di grande amore verso di noi, con la promessa di non commetterli mai più, che non deve necessariamente trasformarsi in un atto di amore verso l’altro.


Con alcune persone il rapporto è chiuso per non riaprirsi , ma questo non significa non potere ammettere di avere sbagliato. Si può scegliere di allontanare qualcuno dalla propria vita pure essendo in torto marcio. Del resto, spesso e volentieri si commettono degli errori a causa di incomprensioni dettate da una profonda incompatibilità. Non siamo fatti per piacere a tutti e ognuno di noi condivide dei valori e dei pensieri più o meno comuni con un gruppo di persone.

Si può essere aperti di mentalità e molto tolleranti verso gli altri, ma non è detto che gli altri facciano lo stesso con noi.


L'errore, delle volte, può essere semplicemente quello di avere lasciato che persone così sbagliate per noi entrassero - e rimanessero - nelle nostre vite e sedimentassero incertezze e dolore.


Allo stesso modo, siamo in dovere verso noi stessi di riconoscere la nostra ragione.


Spesso, in base alla scala valoriale che ognuno di noi ha, si può essere nel torto o nella ragione compiendo gli stessi identici gesti.


È saggio, di tanto in tanto, far prevalere la propria scala valoriale e andare oltre certi rapporti in cui in comune non c’è neanche il cielo sotto il quale viviamo.


E quante volte lo abbiamo sempre saputo, ma abbiamo fatto finta di niente, colpevolizzandoci ed esasperando l’autocritica.


A volte è necessario ammettere una cosa: non ho ragione io, non hai ragione tu, soltanto non ci capiremo mai.


Ebbene, prendere questi rapporti incompatibili con il nostro mondo di cose e rottamarli tutti quanti, ai fini di una pace relazionale perpetua che si tramuti ben presto in una pace interiore: ecco che cosa ci vuole.


Gli altri, invece, possono essere recuperati, se ne vale la pena.


Non è mai troppo tardi, anche solo per chiedere scusa, e dopo lasciare andare.



 
 
 

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