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Perché crediamo in un uomo che ha moltiplicato i pani e i pesci, ma un complottista ci sembra pazzo?


Sono certa che Gesù mi perdonerà per questa immagine satirica. Del resto, nel mio immaginario, è sempre stato molto meno permaloso dei suoi fedeli. Capito? Nel mio immaginario. Non è molto diverso da quello di qualsiasi “complottista”.


Qualche settimana fa, mentre sorseggiavo il secondo Margarita da sola in un locale, come faccio di consueto, ho iniziato una conversazione casuale con un uomo fermamente convinto che dietro la pandemia ci sia un complotto.


Complici l’alcol e una mia certa apertura mentale, che prima non avevo, ho deciso di ascoltarlo e di credergli.

Mi spiego meglio.

In alcune cose bisogna credere e basta, perché non possediamo - almeno non tutti - gli strumenti o le capacità per sviluppare una conoscenza piena di certi argomenti, pertanto o ci fidiamo di qualcun altro o ignoriamo la faccenda.

Per esempio, io per diciotto anni, più o meno, ho fermamente creduto nel Dio cristiano, ho frequentato la Chiesa, ho ricevuto tutti i sacramenti di quell’età, pregavo prima di dormire e di mangiare, speravo di andare in Paradiso da morta. Con gli anni, per ragioni che non sto qua a dire, ho perso la fede in Dio, ma milioni di persone nel mondo, dai tempi dei tempi, credono fermamente nell’Inferno e in Satana, che a messa ingurgitino il corpo di Cristo, che sia giusto che la Chiesa decida sul diritto all’aborto e così via.

Nessuno, o quasi, direbbe che un cristiano cattolico sia un pazzo o sia un ignorante e questo perché la religione cattolica, con un‘incredibile potenza e resistenza, si è guadagnata da molto tempo il rispetto di tutti, anche di chi non crede.

Ma che cosa rende un’idea degna di farsi dio?


In altre parole, perché crediamo in un uomo che ha moltiplicato i pani e i pesci, ma un complottista ci sembra pazzo?



Io, la sera del mio curioso incontro, ho deciso di conferire all’idea del mio nuovo amico una certa credibilità. Posto che, secondo me, tutto è relativo, e che ogni giorno decidiamo di dare retta a migliaia e migliaia di voci, fuori e dentro la nostra testa, fidandoci ora del medico quando ci dice che la diarrea è solo stress, ora del meccanico, che ben potrebbe non fare nulla, per quel che ne so, tanto io i miei 200€ per il cambio dei dischi glieli lascio facili facili, ora del macellaio quando ci giura sulla vita di sua madre che la ricotta l’ha aperta allora allora, perché proprio del complottista non mi devo fidare?


Doverosa precisazione: ci sono cose di cui è impossibile dubitare. Sfido io a trovare qualcuno che pensi che, cadendo dal ventesimo piano di un palazzo, non si muore. Tuttavia, ci sono cose che sono assurde fino a quando non si palesano, altre che sono intuibili, ma non certe, altre ancora che si contraddicono tra loro e, come dicono i biscotti della fortuna cinesi, “la verità sta nel mezzo”.


Perché, dunque, a volte lo dimentichiamo, trasformando tutto in una certezza assoluta?

La Dottoressa Carla Claudia Di Mauro, laureata in psicologia clinica e consulente sessuale, mi ha spiegato che esiste un disturbo della personalità, ossia il disturbo paranoide di personalità, che riguarda alcuni casi - estremi - di diffidenza e sospettosità, di timore ingiustificato e di estrema sfiducia.

Questo tipo di comportamento, che può avere tante sfaccettature, è l’estremizzazione del sospetto, quello che, a ben vedere, sarebbe saggio avere sempre, ma in piccole dosi. Volendo usare un’espressione più socialmente accettata, diremmo il beneficio del dubbio.

Perché, se il mondo è fatto sì di paranoici, è anche fatto di brutte persone.

Quindi, da una parte esasperare i propri dubbi circa l’esistenza dei poteri forti, degli interessi economici, degli strumenti per controllare l’umanità può significare che siete affetti dal disturbo paranoide di personalità. In tal caso, consiglio di consultare un esperto.

Dall’altra parte, però, credere che il mondo sia popolato solo da unicorni e fatine turchine anche no.

Insomma, solo durante i miei primi 18 mesi di tirocinio in Procura ho visto più medici e magistrati corrotti io di quanti non ne abbia mai immaginato un complottista! Eppure, non ho perso fiducia nella medicina e nella giustizia, mi sono solo concessa quel famoso beneficio del dubbio.

Questo beneficio è il chiodo fisso dei paranoici, un’arma vincente dei moderati, poveri in via di estinzione, ma…

Tutti gli altri?


Se lo ricordano tutti gli altri che ci sono uomini dietro alle parole e gli uomini in quanto tali sono deboli e fallibili?

Molto più delle idee.

Tornando alla questione principale: come fa un’idea a diventare un dio.


Spostata l’attenzione dall’aspetto più squisitamente psicologico, l’ho posta su quello sociologico e antropologico, con l’aiuto di Raffaele Auteri, laureando in sociologia all’Università degli Studi di Catania.

Quando gli ho chiesto se si trattasse di una specie di sofisticata forma di istinto di sopravvivenza, lui mi ha risposto che è più corretto definirlo “istinto di adattamento”.


In altre parole, questo il mio pensiero, un’idea, che nasce solitamente in funzione di un bisogno legato a un posto, a una cerchia di persone e a un’epoca storica, col tempo può assumere le sembianze di una buona idea, salvo poi evolversi nell’idea giusta, fino a diventare un mantra, poi una legge, infine una fede.


La propaganda può essere più o meno lunga, forte e martellante. Certo è che, se un’idea viene percepita come giusta dai più, allora tutte le altre saranno tendenzialmente sbagliate e chi le pensa sarà ignorante o, nella peggiore delle ipotesi, pazzo.


Chi pratica l’idea giusta solitamente fa parte della maggioranza della popolazione pensante, o quell’idea non sarebbe percepita come la più giusta.


Se la propaganda persiste e si diffonde tra le persone, l’idea assume i connotati di un mantra e il dissenziente, che non partecipa al rituale, è una strega da eliminare a suon di invettive e aggressioni.

I meno propensi al ragionamento, incapaci di giudizio critico o, più banalmente, deboli e privi di personalità, tenderanno a farsi risucchiare dall’idea, pur di non essere accusati di stregoneria o per paura di rimanere soli. Ecco che, oltre a chi ha sempre creduto nell’idea per conto suo, si aggiunge anche chi si adatta per tutte le ragioni di cui sopra, partecipando al processo propagandistico che da qui in poi sarà una vera e propria diffusione del Verbo, come se ci avesse sempre creduto in quell‘idea.


A questo punto, qualsiasi altra idea, almeno per un po’ di tempo, avrà difficoltà a farsi spazio e “a essere giusta”.

Questo dipenderà anche dal grado di cultura, di apertura mentale e disponibilità al dialogo, e di felicità di un popolo.

Per concludere, la realtà sociale in cui viviamo è estremamente complessa. Ecco perché, secondo me, tendiamo a ragionare a compartimenti stagni.

Per facilitarci le cose. Ma è realmente così?

”No vax”, “pro vax”, “fascisti”, “comunisti”: sono tutte categorizzazioni a una sola D, mancano gli altri molteplici punti di vista, sono espressione di un profondo appiattimento mentale che non ci aiuta a comprendere realmente “l’altro”. Per questo ho voluto fidarmi del mio nuovo amico. L’apertura mentale io credevo risiedesse nelle scelte più affini a ciò che la collettività ritiene giusto, nonostante mi avessero insegnato che non tutto ciò che è deve necessariamente essere così per sempre. La deformazione giuridica, paradossalmente, mi ha portata ad arginare il mio senso critico. In altre parole, ciò che è legge è giusto, nessuno ha mai davvero ritenuto importanti materie come “Filosofia del Diritto” o “Storia del Diritto”, del resto. E invece sono fondamentali, perché insegnano come un’idea cessi di essere un dio. Una legge cambi e nessuno più la reputi giusta. Sono passata, allora, dal pensare che un virus da laboratorio fosse una follia, il delirio di un pazzo, la visione di un complottista esasperato e ignorante, al credere, dopo tutte le inchieste sui laboratori di Wuhan, che, tutto sommato, non si sa mai. Ho pensato a tutte le persone che abbiamo arrestato durante il tirocinio, e mi son detta: “chi avrebbe mai sospettato di loro?”.

Io no, e chi lo faceva era pazzo. La realtà è questa, è la stessa in cui i governi adottano misure sulla sostenibilità ambientale, ma al contempo finanziano le mafie che gestiscono le discariche piene zeppe di rifiuti tossici. È quella in cui Zuckerberg aiuta Biden a vincere le elezioni, che se lo si diceva a voce alta un paio di mesi fa erano guai. È la realtà in cui, solo oggi, 15 ottobre 2021, sono stati spesi oltre 13 milioni di euro in tamponi rapidi dai lavoratori non vaccinati. E, ancora, è la stessa realtà in cui le mascherine erano inutili a febbraio 2020, quando non le vendeva nessuno, salvo diventare obbligatorie e indispensabili un paio di mesi dopo, quando potevamo comprarle anche al fruttivendolo.

Potrei continuare all’infinito e senza l’ausilio di nessuna categoria, che rende tutto semplice, quando nulla lo è.

Forse, basta un articolo sul Corriere o sulla Repubblica perché un’idea diventi un dio. Forse, basta che sia un’idea di Chiara Ferragni o che una pagina di meme faccia un post sul 5g perché per mesi non si senta parlare d’altro, che anche basta. O, forse, è sufficiente la paura, che dove c’è paura c’è sempre un dio pronto a salvarci dalla causa della paura stessa.

 
 
 

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