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“Non mi piaci, Noemi”

Aggiornamento: 12 ott 2024



Questo racconto potrebbe essere il tuo, ragazza quasi trentenne, eterosessuale cisgender, single dopo svariati tentativi di trovare la persona giusta per te, mediamente carina - ma non bellissima, intelligente nella norma e cresciuta con Rossana.

E invece è il mio racconto.

Somiglia molto al tuo, lo so. Anche tu hai appena avuto una storia, l’ennesima, durata tre settimane, senza contare quelle degli strascichi, perché tre settimane è il tempo medio del 90% delle relazioni di quelle come noi, non è così?

Tranne che non sei fidanzata dal liceo, perché hai avuto quella botta di culo, chiaro.


Tu mi incuriosisci molto, sei una persona molto interessante”.

Inizia quasi sempre così e, fino a qua, come dargli torto.

La prima uscita va sorprendentemente bene perché noi, parliamoci chiaro, svendiamo fascino.

Sappiamo tenere una conversazione, siamo sarcastiche e divertenti, in più siamo colte. Possiamo parlare di tutto, perché la nostra cultura generale potrebbe farci vincere a “Chi vuole essere milionario” e invece poi non arriviamo nemmeno al primo mesiversario.

Inoltre, siamo carine, ricordiamo.

Abbiamo il senso dello stile e riusciamo a scoprire i punti giusto del nostro corpo e del suo.


Alla fine della serata, la nostra mano si poggia in maniera del tutto accidentale sulla sua gamba, quando lo salutiamo, ma l’unico accidente è quello che tireremo quando, tre settimane dopo l’ultimo messaggio sarà “Non mi piaci, Noemi. Nemmeno mi ecciti più”.



Mi guardo allo specchio cercando qualcosa di eccitante nel mio corpo, penso di essere fin troppo adulta per lasciarmi condizionare da un commento così meschino, mi accarezzo chiedendomi scusa per avere permesso a qualcuno di tanto crudele di toccarmi dentro e fuori.

Ma non voglio essere troppo severa con me stessa: in fondo, tutto è partito da un “sei interessante”.


Perché all’inizio nessuno degli uomini che piacciono a quelle come noi allude alla bellezza esteriore o all’attrazione sessuale. Durante la prima settimana sei intelligente, diversa dalle altre, intraprendente.

Poi diventi, d’un tratto, anche seducente, sensuale.

Sei la donna più seducente e sensuale del mondo, sprizzi sesso da tutti i pori, sei la regina del sesso!

A quel punto devi farlo, il sesso.

Se ti va e lo fai, finisce dopo tre settimane e ti senti in colpa perché l’hai data troppo presto.

Se non ti va e non lo fai, finisce dopo tre settimane e ti senti in colpa perché sei una figa di legno.

In ogni caso, care amiche mie, non dovremmo mai sentirci in difetto di fronte a un uomo che ha il coraggio di dirci che gli facciamo schifo.

Ci sono centinaia di parole nel vocabolario, siamo esseri umani intelligenti e civili perché sappiamo scegliere quelle giuste per stare bene al mondo e non procurare inutile dolore là dove ce n’è già a sufficienza. Una persona incurante di fare questa selezione già di per sé non merita i nostri complessi né il nostro tempo.

Eppure noi glielo diamo.


Perché?


Perché anziché chiederci il motivo per cui insistiamo a battere il ferro dove c’è il marmo, ci chiediamo il motivo per cui quello sconosciuto senza tatto abbia smesso di volerci, perché ha cambiato idea su di noi, che cosa abbiamo sbagliato, se abbiamo sbagliato.

Rileggiamo mille volte i messaggi, riprendiamo quelli salvati tra i preferiti, poi torniamo a guardarci allo specchio perché non è vero che siamo così adulte da passarci sopra come se niente fosse o forse qualcuno, quando eravamo piccole, avrebbe dovuto dirci più spesso che eravamo belle.


“Non sei abbastanza passionale per me”.

Non sono abbastanza passionale.

Io sono la persona più passionale dell’Universo, è che tu mi hai fatto passare la voglia, tutte le voglie, pure quelle che non sapevo di avere!


Io vedo la passione nei muri spogli delle strade, mi emoziono guardando le persone camminare indisturbate sui marciapiedi, immagino le loro vite.

Penso alle madri di ogni singolo essere umano che incrocia la mia via, mi immedesimo nel suo dolore qualora perdesse il figlio.

Amo con ogni singola particella del mio corpo ed esprimo il mio amore con le parole, con il respiro, con la tachicardia costante, con il tocco della pelle, con la saliva.

Io amo con tutta la mia mente, che è collegata indissolubilmente alla mia anima, con tutto il mio cuore, che batte sempre un po’ più veloce di quello degli altri e infine, ma solo infine, con il mio corpo.

Noi siamo mente, anima e corpo, la perfetta armonia di queste tre entità essenziali l’una strettamente collegata all’altra. Possiamo scegliere di dedicare un po’ più di tempo all’una piuttosto che all’altra, così come possiamo legarle indissolubilmente e non lasciare entrare dentro la nostra sfera nessun uomo che non abbia prima conquistato un posto di tutto rispetto al cospetto di tutti e tre i nostri punti cardini.

Per alcune di noi l’erotismo inizia dagli occhi, da una parola che alimenta il desiderio, dalla gentilezza. Se un uomo non sa parlarci d’amore o non ci accompagna in macchina quando è finita la serata, potrebbe non fare al caso nostro, ma siccome siamo esseri intellettualmente superiori ed empatici, noi continuiamo a dargli la possibilità di dare il meglio di sé, che “magari oggi ha avuto una brutta giornata”.


Facciamo con gli uomini quello che vorremmo che gli uomini facessero con noi: li conosciamo, dando loro tempo e opportunità.


Ma la verità è che il più delle volte lo sappiamo già dal primo “ciao” che non finirà bene.

Perché, tutto sommato, con quegli atteggiamenti sbagliati non piacciono nemmeno a noi, soprattutto a noi, ma è tanta la voglia di amare, di trovare un equilibrio in questo mondo così movimentato, di coronare il sogno della metà della mela, di avere un po’ di stabilità emotiva in questo caos emozionale, che non ci curiamo dei segnali della nostra trinità - corpo, mente e anima - e insistiamo.

Noi insistiamo, ma in fondo poi perché?


Non so se farne una questione sociologica. Siamo figli della legge sul divorzio e quella dell’aborto, siamo nati sotto la stella del femminismo e dell’emancipazione femminile, noi siamo emancipate.

Non ci manca più nulla.

Noi non abbiamo più bisogno di passare da un padre a un marito per dare uno scopo alla nostra esistenza, non dipendiamo più economicamente dagli uomini, non dobbiamo più preservare il nostro sesso per il matrimonio, né siamo costrette a consumarlo e a farci ingravidare se non ci va.

Forse, proprio per questo, vogliamo a tutti i costi essere padrone delle nostre relazioni e controllarne l’inizio e la fine - e pure lo svolgimento.

Forse, è un retaggio del patriarcato, qualcosa di insito dentro di noi per quella scena a cui abbiamo assistito a casa di nonna vent’anni fa: cerchiamo un uomo che ci tratti come degli oggetti.

Gli uomini, dal canto loro, possono finalmente mettersi comodi e fare un bel respiro di sollievo.

Non devono più sentirsi obbligati a dovere cambiare le lampadine di casa.


Se, invece, non è di natura sociologica la causa di questo perenne misfatto relazionale, forse è psicologica.

Siamo dentro fino al collo a una società sempre più complessa e magari l’uomo sta riscoprendo la sua antisocialità innata dopo un’intera esistenza a dirsi “sono un animale sociale”.

Che se Socrate avesse avuto Instagram, forse nemmeno a lui sarebbe più venuto in mente di scendere in piazza a fare il filosofo.


Qualsiasi sia la ragione più profonda per cui le nostre relazioni sembrano tutte uguali, e noi donne etero cis di quasi trent’anni intelligenti e carine e drogate di Bim Bum Bam non riusciamo a lasciare andare chi, in fondo in fondo, nemmeno ci piace, ricordiamoci sempre, amiche mie: non siamo né pazze, né esagerate, né stupide.


Siamo donne, donne emancipate e intelligenti, molte di voi probabilmente stanno già affrontando un percorso di crescita personale da un terapista, e non è un caso se quasi la totalità dei pazienti che si sottopone alla psicoterapia è composta da donne.


Noi parliamo a noi stesse in un modo tutto diverso, la nostra emotività è un sistema galattico a parte.


Abbiate sempre rispetto per la vostra natura, non forzatevi mai a fare le cose per dovere sociale o per compiacere quella parte di voi che vi incolpa del fallimento di ogni vostra relazione.

Arriverà un tempo in cui la stabilità emotiva sostituirà un insulto umiliante e denigrante, e non dovrà essere barattata con una privazione della vostra libertà.


Forse, il destino di quelle come noi e l’autorealizzazione personale, quella che si sviluppa in una sana solitudine egocentrica; oppure, volendo credere nelle favole, esiste qualcuno lì fuori, uno su otto miliardi, che sta aspettando di scoprire il nostro mondo meraviglioso e non vede l’ora di spiegarci perché lui è diverso da tutti gli altri.


Ma fino a quando non arriva quella persona o, più in generale e più realisticamente, fino a quando non saremo soddisfatte dei nostri rapporti, non accontentiamoci.


Non spremiamo le nostre relazioni come dei limoni, cercando di fare uscire da quel rapporto quello che vorremmo, ma che sappiamo già che non esiste.


Impariamo a dire noi, prima dell’altro, “non fai per me”.

No, “non mi piaci, Noemi”.

La cattiveria gratuita e le maniere scortesi lasciamole a quelli che non potranno piacerci mai.

A certi uomini della nostra generazione, del resto, etero cisgender sui trent’anni, mediamente carini, cresciuti con Dragon Ball, il bonus psicologo dovrebbe essere raddoppiato.

 
 
 

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