Non ho creato un brand perché YOLO (“you only live once”), ma perché ALPC (“avevo le pezze al culo”)
- Noemi Privitera

- 5 ott 2021
- Tempo di lettura: 3 min

Qualche giorno fa, ho letto su Forbes Italia che la tendenza dei giovani nel 2021 è di mollare tutto, il proprio lavoro, e dunque la certezza del futuro nonché lo stipendio fisso, per seguire i propri sogni e le proprie aspirazioni.
Così, alla cieca, tipo le mosche.
Si chiama “YOLO economy”, è il nuovo trend che dà motore all’imprenditoria mondiale, il suo ronzio si sente da qua.
La generazione che l’ha creata, invece, è la “YOLO generation”, cioè quelli della mia età, certamente famosi per il nostro futuro certo e il nostro cospicuo stipendio.
Mentre leggevo quelle parole ipocrite e perbeniste pensavo “Ma che cazzo dicono?”.
E lo ripeto: ma che cazzo dite?
Tutto è partito dal New York Times, quando tale Kevin Roose, probabilmente mentre ascoltava la radio, ha pensato di coniare l’espressione YOLO, ispirandosi a Drake. “You only live once” ossia, in parole povere, “si vive una volta sola”.
Nobile concetto, certo, dal significato ben celato da un banalissimo acronimo, già più volte tatuaggio dei teenagers di tutto il mondo, non a caso insieme alle espressioni “resilienza“ e “carpe diem”, ma che mortifica e ridicolizza terribilmente la frustrazione e il malessere di un’intera generazione di disoccupati che, prima ancora di potere mollare tutto per inseguire i propri sogni, dovrebbero avere qualcosa da mollare.
Ma la verità è che io non ho creato un brand perché YOLO (“you only live once”), ma perché ALPAC (“avevo le pezze al culo”).
E smettiamola di trasformare tutto in uno slogan o nel titolo di una serie tv adolescenziale di cui verrà quasi certamente cancellata la seconda stagione di quanto fa pena.
Il vero trend dei giovani under 30 nel 2021 è la disoccupazione seriale o lo sfruttamento legalizzato denominato tirocinio o stage.
Prendete me, per esempio: dopo la laurea quinquennale in Giurisprudenza a Catania, conseguita in cinque anni esatti con il massimo dei voti, ho iniziato con entusiasmo un periodo di 18 mesi di tirocinio, per 400€ al mese di rimborso spese, pagatimi in diverse tranches e di cui ancora ho ricevuto solo una parte, nonostante sia trascorso un anno, convinta di dovere intraprendere la carriera del pubblico impiego.
E che pubblico impiego!
Io volevo fare il magistrato.
Così, ho studiato per cinque anni senza sosta, pagando tasse universitarie e acquistando libri costosissimi a spese della mia famiglia; poi ho lavorato 18 mesi al fianco di brillanti magistrati in carriera; infine, ho frequentato corsi privati a pagamento, molto costosi, che mi preparassero al concorso.
Nel marzo 2020 è esplosa la pandemia.
Da quel momento in poi, non è mai uscito il bando di concorso per cui avevo studiato così tanto e per cui avevo speso tutti quei soldi.
A settembre 2021 ancora neanche l’ombra.
Però, è uscito il bando per l’Ufficio per il processo.

Capirai, che occasione!
L’ennesimo strumento di precariato, come se non bastasse l’instabilità che già c’è in Italia!
Grazie a questa “straordinaria” occasione, più di 16mila disgraziati come me avranno l’onore di portare le borse di qualcuno per uno stipendio che non è nemmeno un quinto di quello di un magistrato vero, in più a tempo determinato.
Però è un’occasione, eh!
E alla fine del contratto che si fa?
E per chi ha già svolto un tirocinio di 18 mesi? Eh, affari nostri, aspettiamo il concorso della vita, mentre gli anni passano, o ci accontentiamo di un altro impiego più facile da ottenere. Sì, certo… In Sicilia!
Dove, se presenti un progetto per il dottorato di ricerca, ma non hai già cinquanta pubblicazioni alle spalle, non otterrai mai il punteggio ideale. Dove “finanziamento pubblico” è una maledizione che non si può dire tre volte al contrario davanti lo specchio, dove c’è il più alto tasso di beneficiari del “reddito di cittadinanza” dopo la Campania - chissà perché!

Però, “Hey, you only live once”, ricordatelo.
E ricordati pure di mollare tutto, disperazione inclusa, per cercare di non essere più una zavorra a trent’anni e di guadagnare qualcosa, che si può essere ascetici quanto vi pare, ma persino durante il Cammino di Santiago di Compostela vi servono i soldi per mangiare!







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