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Esiste il diritto a credere alle pretenziose promesse degli uomini o è tempo di crescere e di vederle esattamente per quello che sono, ossia un modo per scopare?



Non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui chiuderò questo blog.


Vorrà dire che avrò incontrato finalmente la persona giusta alla quale dedicherò la mia scrittura, e non dovrò più usarla come strumento di conforto per tutte quelle donne che, come me, alla fine di un'estate intensa adesso si staranno chiedendo "e mo che cosa me ne faccio di tutte quelle parole meravigliose salvate tra i messaggi importanti?".


Ma a quanto pare non è oggi il momento e dunque sono qua, amiche care, per dirvi che voi non siete sole.


Scherzi a parte, anche io, nonostante le promesse di non lasciarmi distrarre dalla vita, e di rimanere concentrata sui miei obiettivi, ho collezionato, seppur per un breve frangente di tempo, una piccola lista di messaggi importanti quest'estate, che adesso dovrò decidere se archiviare con la dicitura "fuffa" o conservare come memorandum di salvezza per la prossima volta in cui un uomo mi proporrà di presentarmi sua nonna.


«Vorrei farti conoscere mia nonna».

Il mio cervello, quel giorno:



Ma per fortuna che avrò quei messaggi importanti conservati nella chat, che mi ricorderanno che anche le promesse più belle vanno prese con un po' di filosofia: servono per scopare, non c'è da illudersi.


Usare la nonna per scopare?

Un po' cringe, ma poteva funzionare.


Ma allora, se tutte le parole che gli uomini ci dicono durante le prime settimane di conoscenza non hanno alcuna consistenza, perché il più delle volte conducono verso un gigantesco buco nell'acqua, possiamo ancora vantare il diritto di credere alle promesse?


Io pensavo di sì, lo facevo persino un diritto imprescrittibile.


Insomma, escluse le avventure estive, che a trent'anni non ho più voglia di flirtare con gli animatori dei villaggi turistici, e le esperienze che palesemente odorano di vuoto cosmico già dal primo ciao, con ragazzi dai facili costumi e dalla dubbia moralità, mi rimaneva la speranza che con le altre categorie di uomini funzionasse diversamente.


In altre parole, io riponevo le mie speranze nei timidi o negli intellettuali.


E invece, anche Dante Alighieri aveva scritto la Divina Commedia solo per scopare, sarà meglio farcene una ragione.


La verità è che quest'estate, che doveva servirmi per ritrovare un po' di fede nel contatto con la natura e nell'incontro con gli sconosciuti, mi è bastata per perdere anche quel briciolo di speranza nei confronti delle promesse degli uomini che avevo gelosamente conservato da brava ex romantica quale sono.


Forse, anche questo fa parte del percorso e se fossi ancora titolare di questo mio diritto di credere nelle promesse degli uomini direi persino che un giorno, quando incontrerò l'amore vero, le sue promesse saranno così belle e così vere che tutte le altre parole, sparate a salve contro di me in questi anni, erano persino divertenti.



Ma per il momento provo solo un urticante fastidio e una profonda sensazione di disillusione che non mi aiutano a coltivare la speranza.


Il mio primo libro edito dovrà aspettare ancora un po' prima di essere dedicato a qualcuno (poiché è dedicato a qualcuno che non ho ancora incontrato ossia "all'amore della mia vita").


Oggi più di ieri credo sentitamente che sia impossibile incontrare qualcuno che, all'inizio di una conoscenza, sia sincero quando ti dice che sei una meraviglia.


Diffidate dall'estrema generosità di promesse e di parole belle durante il primo mese.


Tranne che avete voglia di farvi una facile scopata, beninteso.



Ma se invece avete creato una vostra dimensione di edonismo, dove il piacere si annida nel contatto intimo e profondo tra le anime, che non può che esistere nella vicinanza degli spiriti e nel desiderio di conoscere veramente a fondo l'altra persona, sarà meglio stare bene attenti alle promesse a buon mercato e alle parole regalate senza confezione regalo.


Del resto, ormai è tutto talmente economico e scadente che non dovrebbero esserci dubbi sulla superficialità del linguaggio.


Ma per una scrittrice è diverso, per una scrittrice ogni punto è una pietra.


La sola cosa positiva che questa estate mi ha lasciato, a parte i ricordi di Piazza Armerina e un po' di sana abbronzatura, è la consapevolezza assoluta che se una persona se la fila a gambe levate non appena tirate giù la prima maschera, va da sé che dovete lasciarla andare. Si può avere una titubanza, si può avere paura, si può necessitare di tempo, ma se oltre questi brevi istanti di esitazione, che sono umani, alla fine non torna, ringraziatela.


Non si può pensare di nasconderci dietro la nostra brillante apparenza per sempre.


Noi abbiamo bisogno di abbattere questi enormi muri di perfezionismo che abbiamo tirato su nell'epoca dell'estetica a ogni costo, della prestanza social e della performance in ogni campo. Noi abbiamo bisogno di sentirci veramente nudi, quando tutti si spogliano nel sexting o negli shooting fotografici a tema dismorfia, nudi fino alla nostra essenza. Noi abbiamo bisogno di sentirci dire che siamo belli anche senza l'ausilio di Photoshop, coi nostri difetti che nascondiamo accuratamente pur di sentirci al passo coi tempi, oggetti di consumo di tendenza come il nuovo iPhone della Apple. Noi abbiamo bisogno di sentirci desiderati per quello che realmente siamo, in mezzo a centinaia di corpi abusati a causa di una sessualità sempre più pornografica, sempre più scarna, sempre più distante dal concetto di edonismo puro. Noi abbiamo bisogno di essere amati, ma soprattuto di amare, per riappropriarci della forza che il legame profondo è in grado di creare, in un'epoca individualista che ci vuole tutti soli, tutti autonomi, tutti liberi dai vincoli e dai rapporti.


Prima o poi ci si deve un po' svelare, prendere una parte della nostra armatura e farne dono all'altro.


E, ancora una volta, alla fine di un articolo, mi rendo conto che, nonostante non vorrei, io nell'amore ci credo sempre.


Come si legge in una della mie frasi preferite di sempre: "il viaggio termina quando gli innamorati si incontrano".


Dunque, è ancora tempo di andare - con qualche promessa in più infranta nel bagaglio, e con nuove e sempre più pesanti consapevolezze, ma è il prezzo da pagare per essere autentici.


Ho decisamente barattato il mio diritto a credere nelle promesse degli uomini con quella di essere me stessa, vera al cento per cento.



 
 
 

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