Dicembre e il suo arduo compito di passare in rassegna tutto l’anno e fissare i buoni propositi
- Noemi Privitera

- 10 dic 2023
- Tempo di lettura: 5 min
Dicembre, si sa, è quel mese in cui si
tirano le somme dell’anno trascorso e si progettano i nuovi buoni propositi di quello nuovo.
Chi sono io, dunque, per tirarmi indietro?
Il duemilaventitré era iniziato con degli ottimi propositi. La prima notte dell’anno avevo deciso di non inseguire l’amore, specialmente perché l’amore in questione era con un’altra. Meritavo qualcosa di meglio di un soffocato pianto nascosto da un accurato make-up glitterato per l’occasione.
Ma poco più di un mese dopo inseguivo un altro amore, se non altro single, distruggendo ogni proposito per l’anno nuovo.
O almeno così credevo.
Ho attraversato le nuvole convinta di sapere dove stessi andando pur di sentirmi al passo con il resto del mondo.
Di certo non andavo da lui.
Era una figura talmente secondaria in quel viaggio da non avere nemmeno considerato l’idea che fosse la persona più sbagliata del mondo per me.
Io stavo inseguendo me stessa e non lo sapevo.
E, fondo, in una gelida notte di febbraio l’ho trovata.
In questi undici mesi ho capito più cose di me stessa di quante non ne abbia capite in ventotto anni e anche se non ho trovato nessun amore alla fine di questo circoscritto viaggio, posso dire di avere trovato qualcosa di molto più importante: un po’ di serenità.
Non avevo idea di quanto fosse importante assecondare la mia vera indole per essere serena. E di quanto fosse necessario ascoltarmi col cuore in mano, come si fa con un amico, per potermi capire.
Così, dopo quel malcapitato volo, costatomi circa cinquecento euro e un paio di settimane di domande a cui proprio non ricevevo risposta, decisi di cambiare interlocutore.
È stato allora che ho iniziato a rispondere io stessa alle mie domande.
Alla fine, il mio buon proposito di non inseguire l‘amore era sano e salvo, perché inseguivo l’”amor proprio” e non quello per un uomo.
Bisogna prima innamorarsi di sé che di chiunque altro.
Fino ad allora, il concetto di amor proprio mi aveva sempre spaventato, perché non riuscivo a distinguerlo dall’egoismo.
Ma l’amor proprio non esclude l’altruismo, è solo una forma gentile di rispetto verso se stessi.
E dico “gentile” perché era già primavera quando ho imparato che persino a noi stessi non bisogna per forza dire tutto quello che ci passa per la testa.
Sembra ridicolo, ma ha un senso.
Fino a quel momento, infatti, io mi addossavo le colpe di ogni mio fallimento, di quelli dei miei familiari, dei misfatti dei miei amici e finanche delle guerre nel mondo. Cercavo di controllare tutto, volevo convincere la gente delle mie ragioni facendomi portatrice di tutte le verità assolute.
Ora, non è che adesso all’improvviso io sia diventata una libellula sui prati verdi di Lucio Battisti, ma ho smesso di dare un peso a ogni cosa.
Perché c’è differenza tra il dare un peso e il dare un valore.
E così come ho smesso di appigliarmi a tutte le piccole cose della mia vita, ho smesso di appigliarmi a tutte le piccole cose della vita degli altri, persino a quelle che mi infastidiscono.
Adesso ho un tempo massimo per provare fastidio.
Lo considero un atto di gentilezza verso me stessa.
Credevo di essere sempre stata gentile e invece non lo ero abbastanza, né con me né con gli altri. Quando vediamo qualcuno comportarsi in maniera aggressiva e maleducata, chiediamoci sempre se quell’immagine potrebbe essere la nostra riflessa allo specchio. Se almeno una volta nella vita ci siamo visti in quel modo, forse allora è ancora necessario fare del nostro meglio. D’altro canto, non possiamo condannarci per ogni nostro sbaglio. Sbagliamo tutti ogni giorno, nessuno escluso, non esistono uomini immuni agli errori. Tra le cose più belle che ho fatto quest’anno, ho perdonato me stessa e ho perdonato tutte quelle persone che mi avevano fatto veramente male. Le ho perdonate non perché io sia una santa, anzi, ma proprio perché quest’anno ho scoperto quanti errori si possono fare.
E se li ho compiuti io perché mai non potrebbe averli compiuti qualcun altro?
Siamo tutti tremendamente vulnerabili, abbiamo bisogno di essere perdonati.
Ho perdonato anche chi se n’è andato dalla mia vita. Scegliere con cura le anime di cui circondarsi è fondamentale e, qualche volta, lasciare andare chi amiamo è un atto di profondo amore verso noi stessi.
“Noto con dispiacere che non sei cambiata” mi è stato detto da qualcuno di loro. Mi sono interrogata a lungo su questa faccenda, specialmente perché io non mi sono mai sentita più cambiata di così in vita mia. Ho toccato con le mie mani tutto il mio più profondo cambiamento e ho testato nel mio cuore ogni suo beneficio, dunque sono giunta a una conclusione molto semplice: io sono cambiata eccome, lo dico io, non lo dicono loro. Quello che non è cambiato è il mio rapporto con tutte queste persone che, a quanto pare a ben vedere, sono uscite in maniera più o meno plateale dalla mia vita per ovvie ragioni. Non è cambiata la distanza tra le nostre vedute, la stessa che ha diviso le nostre strade e non è colpa di nessuno.
Non siamo fatti per tutti.
Non permettete mai a nessuno di dirvi che non siete cambiati: il vostro percorso personale di crescita è una questione che riguarda solamente voi. Non lasciatevi nemmeno rattristire dalla circostanza per cui ad alcune persone proprio non andate a genio: a quanto pare la vita è così.
Piuttosto, diffidate da chi, anziché riconoscere quest’ovvia verità, vi mortifica o vuole a tutti i costi manipolarvi con la scusa di essere sinceri.
Professarsi sinceri e intellettualmente onesti, solo perché non si ha la maturità sufficiente per comprendere che esiste una cosa chiamata “sensibilità”, che è un valore bellissimo, è un errore presuntuoso che commette la maggior parte delle persone.
La gente va lasciata libera.
Persino di non piacergli.
Da quando ho smesso di volere cambiare le persone al solo scopo di trarne un maggiore beneficio, e da quando ho imparato ad accettare che ad alcune persone posso non piacere anche se non mi conoscono, tutti hanno iniziato a chiedermi scusa.
Dopo questa lunga chiacchierata con me stessa, che non si è ancora conclusa, pare dunque che sia diventata più brava anche a parlare con gli altri.
Non cerco più di convincere le persone a pensarla come me, a capirmi, ad amarmi, piuttosto cerco quelle persone che hanno i valori e almeno alcuni punti di vista in comune coi miei.
È fondamentale parlare la stessa lingua con chi ci sta accanto.
Ma la chiacchierata con me stessa non è stata l’unica interessante, quest’anno.
Durante un pranzo di metà autunno in un tavolo sociale, una signora sconosciuta, presasi la confidenza, a un certo punto mi ha detto: “ho un’amica che si sente bellissima, adesso viene per prendere il caffè con me così la vedi. Ecco, io non credo che sia bellissima, ma gliel’ho sempre lasciato credere. In fondo, chi sono io per dirle che non è così? Bisogna assumersi la responsabilità di assistere le persone alle quali diciamo le verità scomode, se decidiamo di demolire le loro convinzioni e io non ne ho alcuna intenzione perché sono vecchia. Ricordatelo anche tu che sei giovane: ognuno di noi si costruisce la propria comfort zone negli anni. Abbi sempre rispetto degli altri, non tutti i veli di Maya vanno squarciati”.
L’ho raccontato a me stessa ed era d’accordo con lei.



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