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Caro Cesare, mi raccomando a non esagerare col vino oggi




Caro Cesare,

mi raccomando a non esagerare col vino oggi.


Non vorrei che, con questa vecchia storia del “sangue di Cristo”, in un impeto inconsueto di religiosità, tu finisca ebbro su un vecchio divano cigolante a casa dei tuoi parenti, attirando le attenzioni infelici di quella tua zia che non sopporti.

Sappiamo tutti quanto siano fastidiosi i pettegolezzi che vengono partoriti da animi frustrati.


Ieri sera, scendendo verso il centro, mi sono imbattuta in un chiassoso canto di campane.

Era quasi mezzanotte di Pasqua.

Mi emoziona sempre vedere le persone andare a messa. Da un lato credo sia perché mi ricorda la mia infanzia, a cui sono profondamente legata, come ben sai. Da bambina, mamma mi portava spesso a messa durante queste grandi feste religiose e devo ammettere che, benché la mia religiosità sia venuta meno ormai dieci anni fa, ogni volta che passo davanti a una grande navata stracolma di gente, per queste festività così importanti per noi occidentali, mi emoziono sempre e penso che è bello avere una fede così profonda e cieca verso qualcosa.

Questo è l’altro motivo per cui mi si gonfiano gli occhi al suono di un miserere: a me la fede emoziona enormemente.

Sarà perché mi sembra di vivere in un deserto di sentimenti decaduti, circondata dai sordi della gentilezza e dai muti della gratitudine; sarà perché nella fede io ritrovo la speranza che ci spinge, anche dinanzi alla tragedia e al dolore, verso quel nobilissimo e troppo spesso demonizzato concetto che è la rassegnazione.


Sarà quel che sarà, io invidio soprattutto quelli che hanno fede in Dio.


Come ben sai, io ho perso questa fede dopo gli studi liceali. Tuttavia, ho fede in tantissime altre cose, che all’apparenza sembrano meno importanti della fede religiosa.


Per esempio, io credo tanto nella primavera.


Non è un miracolo forse il ciliegio che torna a fiorire, le rondini che ricominciano a volare, il cielo che tarda ad imbrunire, l’aria che si appresta a riscaldare?

La primavera per me è un modo che ha la vita di dirci “ti amo” con delicatezza.


E credo anche nell’amore.


Ancora, per fortuna.


Ti ricordi, Cesare? Che ti avevo detto che non volevo più avere a che fare con gli uomini belli? “Quelli portano solo guai” ti spiegai.

Ebbene, ultimamente ho disatteso questa promessa e anch’io, come altri, sono stata vittima del bene effimero della bellezza. Sono uscita con un uomo molto bello ed è stato persino piacevole, ma come accade con tutte le cose belle, compresa la primavera, è durato il tempo di una fioritura.


Avere fede nell’amore è cosa ben più ardua di avere fede nella primavera, perché nonostante entrambi siano destinati a finire, la primavera almeno sai che poi torna sempre.

L’atto di fede nei confronti degli uomini, invece, è per me cieco come quello nei confronti di Dio che, non a caso, è un uomo.

Eppure, per mia fortuna, riesco ancora a provarci, anche se sono diventata molto cinica e disillusa e questa cosa ha acuito il mio lato sarcastico che tanto piace soprattutto agli uomini di cui proprio non ci si dovrebbe fidare.

Credo di essere ancora dentro questo circolo vizioso, nonostante le mie buone intenzioni di evitare gli uomini di un certo tipo.

Forse, ho traslato la mia fede religiosa in una fede altrettanto impegnativa, ma questa è un’altra storia di cui non vorrei parlare ora.


Comunque, uscire con un bell’uomo ha sempre qualche lato positivo.

Insomma, chi penserebbe che vedere il Colosseo o la Venere di Milo o l’Oceano Pacifico sia una cosa brutta?

Accompagnarsi a uomini di gradevole aspetto per un paio di ore rimane comunque uno dei piaceri della vita.


Ma l’amore che cerco io somiglia più a un pranzo di Pasqua di dieci anni fa che a un monumento di pietra bellissimo.

È caldo e familiare.

Lo vedi che quella fantasia che mi sono fatta per cui gli uomini belli sono, invece, freddi e asettici come una statua di pietra, sebbene rifinita nei minimi dettagli, è plausibile?

Perché quella specie di emozione che mi danno è ben diversa da quella che cerco.

Ecco perché dovrei evitarli!


Ma l’altra sera ci ho creduto ancora!


Io credo sempre - come i cattolici che credono nel paradiso e in altre cose simili - nelle bugie così dolci e così credibili, che escono dalle labbra disegnate dei grandi amatori, attori senza attestato che ti illudono e ti incantano, anche quando in verità non ci credo.


Fingo di crederci, perché è così piacevole fantasticare per un po’ su quell’amore a cui tanto ambisco, immaginando di averlo trovato nelle promesse senza destino degli sconosciuti dal gradevole aspetto.


Mi fa sentire felice, per un breve momento.


Poi, mi incupisce ed eccomi qua a porti la fatidica domanda per cui ti ho scritto questa lettera, caro Cesare: se è vero che la felicità è costituita da questa serie di frammentari istanti, conditi da amabili bugie e illusorie prospettive future, non è forse meglio non coglierlo sempre questo benedetto attimo, dopo il quale spesso è il vuoto enorme e il senso di insoddisfazione che ti lascia quell'illusoria parvenza di gioia?


Insomma, vale tutta questa vacuità, che sembra ancora più grande solo perché si è stati per un istante felici, un semplice momento trascorso con la gioia nel cuore, se poi sono sempre di più, sempre più vivi, sempre più consapevoli i postumi di una realtà così effimera, priva di valori, dove scambiarsi parole, esperienze, salive e sudori non ha nessun altro senso se non quello di farti sentire inadeguato perché credi di non potere meritare una felicità che duri più a lungo?


Come si sente inadeguato il fedele che, dopo la messa pasquale, viene investito sulle strisce pedonali all’uscita della chiesa.


Perché do ancora fiducia all'amore e alla gente se sistematicamente la gente non dà fiducia nemmeno alle proprie azioni, ma ho smesso di credere in Dio e di andare a messa?


Sono certa che ieri sera sarei stata più soddisfatta di una bella omelia con annesso vino offerto dalla casa, che di cercare forsennatamente lo sguardo di quel bel ragazzo già perduto tra la folla esasperata di una festa insopportabile.


In fondo, non c’è poi tutta questa differenza tra me e il fedele che va alla messa pasquale a mezzanotte.


Probabilmente, l’amore rimane per me una via plausibile verso la tenera gioia del cuore che, altrimenti, si può provare solo da bambini.


Sì, io come l’Hemingway di Woddy Allen, credo che si possa smettere di pensare alla morte solo amando una bella donna, anche se nel mio caso preferirei che fosse un bell’uomo.


Certo, l’ideale sarebbe essere amata a mia volta, ma per questo occorre un po’ più di talento del mio e tanta, tanta fortuna, che nemmeno questa volta ho avuto.

Ma per un solo giorno d’infanzia io farei questo e altro.


Ti ricordi, Cesare, la Pasqua da bambini?


Era bella come il Natale, anzi a volte era pure più bella perché faceva bel tempo e potevamo giocare fuori in cortile con gli animali.

C’era nonna seduta a capo tavola ed eravamo tutti i cugini insieme nel tavolo dei piccoli. Dopo pranzo, scartavamo le uova di cioccolato e facevamo a gara a chi aveva la sorpresa più bella. Io le mie sorprese non le scambiavo mai con quelle di nessuno perché sono sempre stata convinta che le cose capitano per una ragione, pure le sorprese delle uova di Pasqua.

Adesso, i nonni che mi sono rimasti sono quasi tutti malati e anche chi non lo è non ha più quell’ardore necessario ad amare come si deve la vita.

Vedi, Cesare, io invece questo ardore che sento dentro spero di non perderlo mai.

Amo la vita infinitamente e credo che sia proprio la parsimonia con cui mi sparpaglio nei cuori della gente e nel mondo che mi porta ad apprezzare così tanto ogni singolo suo momento.


Uscire con uno sconosciuto può essere importantissimo se come me si celebra ogni giorno il mozzicone di sigaretta incastrano nella fessura della mattonella della strada risalente all’epoca romana.


Per fortuna, i miei genitori stanno bene e pure mia sorella.

Spero pure i tuoi.

Mi reputo fortunata oltre ogni ragionevole merito per questo motivo e so che non bisogna dare assolutamente per scontata la salute.


Alla soglia dei miei trent’anni lo so più che mai.


Penso che ognuno di noi abbia almeno una cosa che qualcun altro ha già perso o non ha mai avuto per cui sentirsi fortunato: la gratitudine è un sentimento che va manifestato ogni giorno come meglio possiamo.


Vivere la vita è un mestiere complicato, specialmente se come me si è così sensibili all’idea della sua fine.

Il mio atto di fede verso l’amore e tutto ciò che lo ricorda, come la primavera e gli uomini belli, non è che uno dei modi attraverso cui mi impegno a vivere la vita.


Del resto, con gli amici non sono mai stata molto fortunata, specialmente da grande. Le mie giornate sono costellate da numerose comparse, più o meno importanti ai fini delle mia sceneggiatura, che non sono destinate a grandi ruoli da co-protagonisti.


E mi va bene così, fino a quando ho te.


Crescendo si impara a non pretendere dagli altri più di quello che gli altri hanno la capacità di fare. Osservare ogni mattina il cielo a ovest, sperando di vedere sorgere da lì il sole solo perché è ciò che si vuole, non farà sì che il sole smetterà di sorgere a est.


Certi momenti non torneranno più, caro Cesare, è inutile illuderci.


E certe amicizie non sbocceranno mai, come alcuni amori. Non torneremo mai più bambini, ciò che è andato perduto, come il tempo, rimarrà perduto e non ha senso pensarci troppo a lungo.

Oltre a sapere amare bene anche le cose meno amabili, e ad avere un po’ di fede nel cuore, è importante riuscire a lasciare andare le persone, gli attimi, le nostre emozioni che non ci servono più.


Ma non voglio credere che la felicità sia una prerogativa solo dei bambini.


Ci sono tanti modi per ritrovarla, me lo sento.


Io te ne ho detto uno che secondo me è valido, che non mi tiene attaccata a un'illusione incredibile.

Tu ne hai qualcun altro da condividere con me?


È confortevole sapere che una cosa così speciale, come trovare l’amore che io cerco e che per me potrebbe essere la chiave per una felicità più o meno fugace, debba ancora accadere.


Quando si masticano tante esperienze come ho fatto io, rimangono sempre meno cose eccitanti e belle da fare ancora. Amare veramente e bene è tra queste, per fortuna, e direi che non mi posso lamentare, anche se quest’anno per Pasqua mia nonna non è seduta davanti a me e il sole è timido.


Accetto che la vita si sta evolvendo in questo modo e provo a guardare il lato positivo di altre cose.


Nonostante tutto, infatti, sento l’aria torbida, ho ancora il potere di immaginare dentro lo sguardo di un uomo bello l’amore che non proverà mai per me, e ricordo benissimo i battiti del mio cuore da bambina, quando trovavo mio padre e mia madre, la mattina di Pasqua, seduti a tavola con la mia colazione e le mie uova di Pasqua.


Direi che è tutto.


Attendo una tua risposta, anche astratta, sulla mia considerazione con tono interrogativo sulla felicità.


Vorrei sapere che ne pensi tu della felicità e dell'amore che genera felicità, anche negli adulti.


Proverò a non uscire di nuovo con uomini belli, sappilo.


Buona Pasqua,

Emi.

 
 
 

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