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4 modi per non uscire con un uomo - fine estate edition



ATTENZIONE: non ripetere nessuno di questi comportamenti se si vuole avere un appuntamento di qualsiasi tipo con un uomo di trent’anni a Catania.

Tutte le conversazione riportate di seguito, infatti, potrebbero comportare la solitudine transitoria di un sabato sera di fine estate, accompagnata da un divertente senso di appagamento, forse un po’ perverso, certamente sincero, che però non prevede del sesso notturno.

Solita premessa politicamente corretta – ma mica tanto - che mi salva dalla gogna pubblica catanese: se sei un maschio etero cisgender di circa trent’anni e hai avuto a che fare con me nelle ultime settimane, potresti avere liberamente ispirato queste righe, ma non sei tu il protagonista di questi racconti.


Non voglio correre il rischio di essere inondata di messaggi scritti male da parte di uomini feriti nell’orgoglio di cui a malapena ricordo il nome.

Se però ti senti particolarmente toccato dalle mie parole, probabilmente dovresti farti due domande.

Fatta questa doverosa premessa, riporterò di seguito ben 4 conversazioni tipo che possono intercorrere tra un uomo e una donna di trent’anni a Catania un sabato sera qualunque di fine estate – ma potrebbe tranquillamente essere anche un ordinario martedì di febbraio, poco cambia.

Ognuna di queste conversazioni ha, chiaramente, lo scopo ultimo di intavolare una promettente uscita di coppia che fungerà da momento preliminare – si spera – a dell’assolutamente ordinario sesso di circostanza che, il più delle volte, non confluisce in un bel niente – beninteso, né in una relazione, ma nemmeno in un orgasmo da parte mia, senza andar lontano.

Conversazione n. 1

Titolo: “Il lupo che ulula alla luna”.

Sono le due del mattino e, poiché abbiamo deciso che è sabato notte e l’indomani non lavori, sei ancora sveglia e guardi un film. Oppure, se vogliamo ambientare la nostra conversazione al martedì di febbraio, sei una freelance che non deve svegliarsi presto il mattino seguente. Insomma, il succo non cambia: sono le due del mattino, stai finendo la nona puntata del re-watch di Sex and The City, sei lì lì per ammettere a te stessa che tutto il mondo è paese, sia che vivi a New York City nel 2000, sia che sei figlia del vulcano ed è già il 2023, quando ti suona il telefono. Pensi che sia la notifica di Instagram che ti avvisa del video in diretta da Los Angeles, dove è ancora giorno, o l’aggiornamento di iOs che non procede perché la tua memoria è intasata dalle foto dei tramonti di tutte le spiagge dove sei stata quell’estate, e invece no.

È lui.

Il lupo solitario che ulula alla luna.

Il lupo solitario che ulula alla luna è l’uomo di trent’anni che la notte non sente l’esigenza di dormire, perché è un lupo per l’appunto, e i lupi di notte si intrattengono in romantiche conversazioni con la luna che, sistematicamente, vogliono condividere con te.

«Stasera c’è una luna stupenda, ti va di venirla a vedere con me dalla mia terrazza?» ti dice.

Forse, effettivamente, il lupo solitario che ulula alla luna non è poi così solitario.

Controlli l’ora per accertarti che è effettivamente notte fonda e ti chiedi se vale la pena rispondergli che, neanche se la luna scendesse dal cielo per sedersi accanto a te, su quella benamata terrazza, ti alzeresti mai dal tuo comodo letto a due piazze tutte per te, mentre Sarah Jessica Parker argomenta la sua tesi onesta sugli “sciupa modelle” di NYC, per trascorrere anche solo un’ora del tuo tempo con uno che ti scrive alle due di notte di guardare insieme la luna, o ignorarlo.

Opti per la prima, perché questo è un tutorial su come sbagliare approccio con gli uomini catanesi che intavolano conversazioni stupide, consapevole del fatto che non solo non vedrai la luna con il lupo, quella notte, ma che non riceverai mai più un messaggio come quello, con tuo grande rammarico, perché passerai per la cinica acida che non capisce che lui lavora la sera, e non ha tempo per invitarti a cena.

«Ciao. Solo se fossi l’uomo della mia vita, destinato a diventare il padre dei miei figli, io mi alzerei dal letto per te in questo momento, ma qualcosa della tua proposta mi dice che non è così, pertanto ti prego di scusarmi se devo arrivare alla dodicesima puntata di Sex and The City entro le tre».

Visualizzato in meno di dieci secondi, risposto in un tempo così lungo da potersi definire “mai”.

Te lo aspettavi.

Sorridi e torni sulla tua serie TV con la consapevolezza, sempre più ferrata, che 25 anni dopo il mondo non è cambiato poi così tanto.

Conversazione n. 2


Titolo: “L’amico con gli spasmi”.

L’estate sta finendo e ti chiedi, mentre finisci la tua scarna cena a base di foglie e carne bianca per disintossicarti da tutto il cibo e dell’alcol ingurgitato a quantità pericolose durante il mese di agosto: «Dovrei forse essere meno cinica e più fiduciosa? Non è che magari, se non fossi così prevenuta, potrei scoprire che oltre le luci sfavillanti di una società così superficiale e povera di contenuti si celano esseri umani con interessi affini ai miei?».

Quel petto di pollo senza aceto diventa la metafora dei tuoi nuovi propositi per settembre: fare spazio alla speranza e cominciare questa nuova stagione fiduciosa e più leggera.

Decidi allora di rispondere al messaggio di quel tipo che ti scrive da un po’, con tutta l’aria di chi chiede alle donne di Catania e comuni limitrofi di uscire col metodo broadcast, altrimenti noto ai nostri genitori come “legge dei grandi numeri”, dicendogli «Sai, forse un pranzo insieme non è una cattiva idea in fondo. Purché sia leggero» perché il processo di detox è solo all’inizio.

Lui ti risponde subito, come se non stesse aspettando altro che te, che tra una scusa e un’altra grazie alle quali ti eri tenuta a debita distanza dallo sciupa femmine perdigiorno di turno, gli dicessi di sì.

«Mi fa davvero piacere, io voglio veramente conoscerti».

Pensi che questo processo di ri-fidelizzazione con il genere maschile sia iniziato col botto e sei fiera di te e della tua nuova attitudine positiva nei confronti della vita.

Il pranzo non va esattamente come ti aspettavi, perché non è leggero e non è nemmeno in quel posticino tranquillo in riva al mare come ti aveva detto. Non c’è posto lì, così finisci a casa sua anche se non erano questi i piani perché non vorrai mica sembrare una di quelle che ha paura ad andare a casa di un uomo la prima volta?

Ci scappa il bacio – e te pareva.

Poi, il suo uccello.

Oh-oh.

Deve avere avuto uno spasmo involontario.

Ti defili, con un po’ di imbarazzo, perché il sesso randomico nel divano screpolato di uno sconosciuto un pomeriggio di afa di fine estate non era esattamente quello a cui avevi pensato quando ti eri detta che in fondo potevi pure essere più fiduciosa negli uomini.

«Mica tutti vogliono solo fare sesso e basta».

E invece sì, ti rispondi da sola quando, la sera dopo il bacio appassionato con annessa pisellata involontaria sulla tua coscia, lo incontri in giro con un’altra.

«Hey» ti scrive il mattino seguente come se nulla fosse.

«Senti, forse è meglio che rimaniamo amici» gli dici.

«Tanto io non ho mai avuto altre intenzioni» risponde e mentre leggi la sua risposta pensi al suo pene amico.

Conversazione n. 3


Titolo: “L’oscuratore seriale”.

Nemmeno un meteorite potrebbe disturbare la tua quiete imposta dalla società ad agosto, mentre prendi il sole in spiaggia con la protezione 50 perché l’abbronzatura è sexy, ma le rughe e i tumori alla pelle un po’ meno.

Ma quell’”hey” collocato tra la fine di agosto e l’inizio di settembre sì.

Mica è un caso che la notifica appaia esattamente durante il periodo più deprimente dell’anno. Chiunque, anche gli uomini con una sovrapproduzione di testosterone avvertono il colpo della fine della bella stagione. E che fanno, per sentirsi meglio?

Ti scrivono “hey” proprio quando ti eri rassegnata all’idea di fingere che non fossero mai esistiti e stavi ricominciando una nuova vita all’insegna della serenità settembrina.

Gli rispondi per educazione.

Ti dai il tempo di cinque messaggi prima che il signor “Hey” ti proponga di vedervi. Ripensi a tutte le volte in cui avresti voluto sentirtelo dire durante le calde giornate afose di luglio, quando è bello passeggiare la sera al lungomare o fare degli spericolati tuffi a mare. Per non parlare delle sere di agosto, mentre eri in ferie, un momento perfetto per una romantica cena a base di pesce o per bere qualcosa in quel locale con quell’adorabile terrazza sul mare.

Torni alla realtà, ti dici che in fondo non si può nascere tutti ricchi ereditieri o eredi al trono di una qualche sporadica superstite famiglia reale, dunque accetti quello che la vita ha da offrirti e rispondi con un «perché no?» al suo puntualissimo «birrettina?».

«Che poi, ti sembro forse il portiere con cui giochi a calcetto il giovedì che mi proponi una birrettina?» vorresti dirgli, ma ti mordi la lingua.

Sia mai che poi ti debba pure sentire dire che sei snob o incontentabile.

Torni prima dal mare apposta per prepararti in tempo. Uscita dalla doccia scorgi una sospetta notifica sul display del tuo iPhone e subito prevedi il peggior futuro possibile: la bidonata.

Ebbene sì, proprio da lui, quello che è sparito per tutta l’estate senza apparenti motivi né giustificazioni, te lo aspettavi eccome, eppure hai voluto provarci lo stesso, giusto perché Federico Moccia a quindici anni pretendeva che non avessi rimpianti, pensa a trenta che ti avrebbe detto se ti avesse vista in quello stato.

«Scusami, stasera non possiamo vederci perché devo svegliarmi presto domani, mi ero dimenticato di avere un impegno».

«Non preoccuparti. A presto».

Noti un comportamento sospetto a distanza di mezz’ora.

Mentre fumi la settima sigaretta della giornata, nel fresco balcone della tua piccola casa in affitto, ti accorgi da brava stalker quale sei, con gran dispiacere di Moccia, che non puoi più vedergli le storie.

«Ma non me le avrà mica oscurate questo coglione?» ti chiedi a voce alta. Chiedi conferma alla tua migliore amica che ti manda lo screenshot della storia, che ti è stata accuratamente nascosta, in cui è fuori con gli amici.

Ridi.

Gli tendi una trappola perché ormai deve passare pure a te la serata.

Pubblichi una storia dove sei uno schianto – è chiaramente una foto vecchia che avevi conservato di riserva per occasioni di vita o di morte come questa – e punti sul suo senso di colpa alimentato certamente dall’eccitazione di averti fregata, a modo suo: te la commenta.

Ha abboccato, ovviamente.

«Sei bellissima».

«Grazie» gli scrivi, fingendo il nulla «Non dormi ancora?».

«Non ancora, ma sono già a letto con un occhio chiuso».

Gli mandi lo screenshot, perché siamo sempre dentro la rubrica “4 modi per non uscire con un uomo”, dicendogli «Hey. Me la ricordavo diversa casa tua».

Non ti risponde mai più.

Conversazione n. 4


Titolo: “L’allevatore di cucciole”.

A chi non è capitato di incontrare, almeno una volta nella vita, il “fenomeno”?

Quello che è ricco, mediamente affascinante, colto quanto basta per non ricordare una scimmia, in grado di sostenere una conversazione che non sia monotema, e che solitamente non è mai come gli altri in niente, nemmeno quando caga?

Quando il fenomeno ti scrive, tu sei intenta in una lettura esistenziale. Poverino, lui non lo sa che il suo pessimo tempismo lo porterà a dovere intrattenere con te una conversazione che abbia come argomenti la vita e il suo senso, l’inesorabile scorrere del tempo e la sua vacuità, la noia come fardello ereditario degli inetti, eternamente insoddisfatti e in conflitto con loro stessi a causa dell’ansia da prestazione perenne che li investe per via di un inevitabile stigma generazionale del loro tempo.

Lo cogli impreparato, lui in fondo voleva solo condurre la conversazione verso l’unico e solo argomento che unisce tutti i popoli di tutti i tempi – la figa – ma tu hai proprio voglia di raccontare a voce alta le tue nuove scoperte filosofiche concepite dalla lettura di uno degli ultimi saggi di Schopenhauer.

Cerca di starti dietro, provando a tirare in bello sempre e solo la figa, e alla fine ci riesce pure. Alla tua considerazione «Mi sento annoiata, il che è un paradosso, visto che sono un’iperattiva cronica che cerca sempre nuovi stimoli e di fatto se li dà. Credo che la nostra generazione sia vittima di un’insoddisfazione cronica di stampo antropologico», risponde con un profondamente inopportuno «Forse devi solo farti una bella scopata» e quel punto senti Schopenhauer rivoltarsi nella tomba.

«Una scopata? In che senso?» provi inutilmente a indagare.

«Stavo scherzando, ahah».

Ah.

Ah.

Boom.

È il rumore delle tue ovaie che cadono per terra.

Alla fine, parlare di filosofia e drammi esistenziali con un uomo equivale a sembrare una che non fa abbastanza sesso.

«Forse è vero, ma se la piazza mi offre tipi come te, meglio mettere su un porno» gli rispondi, da brava figa di legno quale realmente sei.

«Dai cucciola, non ti arrabbiare. Era solo uno scherzo».

Cuoricino.

Ti manda un cuoricino.

Ti guardi allo specchio e pensi che i tempi in cui potevi essere biologicamente considerata un cucciolo di uomo sono, purtroppo, ben lontani, come suggeriscono i tuoi primi capelli bianchi. Inoltre, ti chiedi se effettivamente ti sei arrabbiata come l’allevatore di cucciole suggerisce e giungi alla conclusione che no che non lo sei.

Metti like alla sua risposta e concludi educatamente la conversazione.

No, non è vero. Questo è quello che sarebbe successo se qui fossimo a “4 modi per uscire con un uomo“, ma siccome è la rubrica opposta, gli rispondi che non è che tutte le donne che non ridono alle sue battute sono per ciò solo incazzate, che il sesso è un palliativo, se vissuto in questa maniera, e che in ogni caso non c’è alcun nesso tra il tuo umore e la mancanza di attività sessuale.

E che cucciola ci chiama il suo Bulldog francese.

Ti risponde che sei esagerata, di darti una calmata.

Sai che hai solo acuito la sua convinzione che non scopi da troppo tempo.

Sei donna, non puoi farci niente.

Lo inviti a conversare con persone più affini a lui e ti defili, mettendo su un porno: “giovane studentessa colta fa sesso anale con il professore di filosofia”.


 
 
 

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